Tre suore sono state brutalmente assassinate: le autorità hanno fermato un uomo dopo le atroci violenze scoperte sulle donne.
Dopo la storia di una 27enne uccisa “da un demone”, ecco un’altra vicenda veramente drammatica ha portato tre suore ad essere ammazzate in modo brutale. I fatti sono accaduti in Burundi tra il 7 e l’8 settembre 2014 a Bujumbura ma solamente in queste ore in Italia è stata fermata una persona che sarebbe coinvolta nel triplice delitto.

Tre suore uccise: la storia e le indagini
La storia di tre suore uccise in Burundi nel 2014 è tornata a galla in questi giorni a seguito di alcune novità nelle indagini. Si tratta del caso di Suor Olga Raschietti (83 anni), suor Lucia Pulici (75 anni) e suor Bernardetta Boggian (79 anni) che vennero aggredite e uccise nel corso di due diversi assalti alla loro missione in meno di 48 ore. I corpi delle vittime presentavano segni di violenza efferata.
Sulla vicenda si sono espresse in questi giorni le autorità italiane, in particolare il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, dopo il fermo di un uomo potenzialmente coinvolto. “L’omicidio delle tre missionarie è maturato negli ambienti della polizia segreta del Burundi, un clima di terrore ha attraversato le indagini”.
Fermato un uomo in Italia: cosa sappiamo
Come detto, sebbene il triplice delitto faccia riferimento a fatti avvenuti nel 2014, solo adesso ci sono state delle novità. Come riferito dall’ANSA, i Carabinieri del comando provinciale di Parma hanno arrestato Harushimana Guillaume, 50enne originario del Burundi che vive a Parma da diversi anni. Il motivo è legato alle accuse di concorso nel triplice omicidio in qualità di ideatore e organizzatore di quanto accaduto alle tre suore.
Stando sempre alle informazioni trapelate, gli investigatori ritengono che il 50enne avrebbe svolto sopralluoghi, prestato garanzie sulla disponibilità di denaro destinate agli esecutori (del delitto ndr), avrebbe recuperato la chiave per entrare nell’abitazione delle suore, avrebbe acquisito camici da chierichetti da far indossare agli assassini per non far sorgere sospetti sulla loro presenza all’interno della missione.