Il 9 agosto 1991 il magistrato Antonino Scopelliti viene assassinato in un agguato mafioso a Villa San Giovanni. Avrebbe sostenuto l’accusa contro Cosa Nostra in Cassazione.

Sono passati trent’anni dall’uccisione di Antonino Scopelliti. Era infatti il 9 agosto 1991 quando il magistrato veniva freddato in un agguato mafioso.

L’assassinio di Antonino Scopelliti

L’allora 55enne giudice calabrese era in quei giorni tornato nella terra natia per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Gli assassini intercettarono Scopelliti a bordo della sua autovettura, una BMW, mentre rientrava a Campo Calabro: giunti all’altezza della località Piale, una frazione di Villa San Giovanni, i killer, a bordo di una motocicletta, gli sparano contro con fucili calibro 12 caricati a pallettoni: i colpi raggiungono il magistrato alla testa, uccidendolo all’istante. L’automobile, priva di controllo, finì in un terrapieno. Inizialmente, si pensò a un incidente ma non appena recuperato il veicolo, gli inquirenti notarono le ferite da arma da fuoco.

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Patto ‘ndrangheta-Cosa Nostra

Quando fu ucciso stava preparando, in sede di legittimità, il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Ciò ha avvalorato l’ipotesi investigativa di una sorta di patto tra la mafia siciliana e la ‘ndrangheta. Le cosche calabresi si sarebbero incaricate di eliminare Antonio Scopelliti per conto di Cosa Nostra, la quale in cambio si sarebbe adoperata per fare cessare la seconda guerra di ‘Ndrangheta che si protraeva a Reggio Calabria dall’ottobre 1985, quando fu assassinato il boss Paolo De Stefano.


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