Trequartisti Milan, la 10 rossonera significa talento

Trequartisti Milan, una lunga storia d’amore e spettacolo.

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Mercato Milan – Con le voci legate a Calhanoglu che continuano a rincorrersi in casa Milan, viene scontato soffermarsi sulla tradizione dei numeri 10 rossoneri, quelli che hanno fatto la storia del club, quelli che hanno fatto innamorare il pubblico di San Siro, quelli che avevano tocco di palla e testa da campioni. La storia si è forse interrotta con Honda, ma il nipponico, nonostante tutte le difficoltà incontrate e le polemiche che lo hanno colpito, merita comunque un plauso per la sua professionalità. Non basta per entrare nella storia dei numeri dieci o dei trequartisti del Milan, ma diamo a Keisuke quel che è di Keisuke.

Trequartisti Milan, talento al servizio delle punte:

Clarence Seedorf Milan –  Non proprio trequartista, anche se nel modulo ad albero di Natale di Carlo Ancelotti ha fatto quasi tutto, ma sicuramente uno dei numeri dieci più efficaci ed intelligenti passati per il rossonero. L’olandese, un vincente puro, era un professionista come pochi, dotato di un fisico statuario curato grazie allo stile di vita tenuto dentro e fuori dal campo, doti balistiche fuori dalla norma, visione di gioco e intelligenza tattica. Alcuni dei gol del Professore rimarranno nella grande cineteca del calcio.

Kakà gol! Siam venuti fin qua, per vedere segnare Kakà! Alzi la mano chi ha cantato questo coro almeno una volta nella vita al cospetto del talento del brasiliano. Faccia pulita e politica del lavoro, umiltà e consapevolezza. Non portava sulle spalle la numero dieci ma portava sulle spalle tutta la squadra. Indimenticabili le sue progressioni palla al piede, quasi fiabesco il suo feeling con Sheva e Pippo Inzaghi. Al suo nome e alle sue giocate sono collegati i grandi successi della recente storia rossonera.

Dejan Savicevic – Savicevic Barcellona è la coppia di parole che meglio racchiude il talento e la carriera rossonera del Genio. Classe e sregolatezza, capacità di vedere spazi inimmaginabili per servire i compagni. La traiettoria dei palloni che partivano dal suo piede sembravano disegnate con il pennello.

Roberto Baggio – Inchiniamo il capo di fronte a un monumento vivente del calcio italiano. Va detto, anche lui come Savicevic aveva il suo caratterino e il suo modo di intendere, vivere e vedere il gioco del calcio. Spesso in realtà il tutto era in contrasto con gli immobili dogmi dei suoi allenatori, ma il campo gli ha (quasi) sempre dato ragione.

Gianni Rivera – Fu uno dei pionieri del ruolo, uno dei primi a piazzarsi tra il centrocampo e l’attacco per imbeccare le punte. Come lo faceva lui, forse, non lo ha più fatto nessuno.

Manuel Rui Costa – Forse considerato il suo talento indiscutibile ci si sarebbe aspettato di più da lui negli anni del Milan, di certo come giocava a calcio era uno spettacolo. Fateci caso, sempre a testa alta, con gli occhi sempre rivolti al campo e mai al pallone, a quel pallone che tanto rimaneva sempre attaccato al piede, come per magia.