La Corte Suprema ha inflitto un duro colpo al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Secco “no” all’abolizione dello ius soli.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto una significativa sconfitta a Donald Trump, respingendo uno dei provvedimenti più simbolici della sua seconda presidenza. I giudici hanno infatti dichiarato incostituzionale il decreto esecutivo con cui il presidente, nel suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca, aveva cercato di eliminare il principio dello ius soli per i figli di immigrati privi di documenti o presenti nel Paese con un visto temporaneo.

La Corte Suprema dice “no” a Donald Trump
Niente da fare per Donald Trump. Come detto, il presidente degli Stati Uniti ha ricevuto una dura mazzata da parte della Corte Suprema che ha detto “no” all’abolizione dello ius soli. Non solo. Nella stessa giornata, tuttavia, la Corte, a maggioranza conservatrice, ha emesso anche altre decisioni favorevoli alle posizioni repubblicane. È stato confermato il divieto di partecipazione delle atlete transgender alle competizioni sportive femminili ed è stato rimosso uno storico limite ai finanziamenti coordinati tra candidati e partiti politici, una scelta che potrebbe rafforzare soprattutto il Partito Repubblicano in vista delle prossime elezioni di metà mandato.
La pronuncia sullo ius soli rappresenta una delle più importanti battute d’arresto subite da Trump davanti alla Corte Suprema, dopo quella relativa ai dazi globali decisa nei mesi precedenti. Con sei voti favorevoli e tre contrari, i giudici hanno confermato il blocco del decreto che negava la cittadinanza automatica ai bambini nati negli Stati Uniti qualora nessuno dei genitori fosse cittadino statunitense o residente permanente.
I dettagli della decisione della Corte
La sentenza è stata redatta dal presidente della Corte, John Roberts, che ha respinto l’interpretazione del XIV Emendamento proposta dall’amministrazione Trump. Roberts ha richiamato il precedente del 1898, United States v. Wong Kim Ark, ricordando che da oltre un secolo la giurisprudenza riconosce la cittadinanza a chi nasce sul territorio americano, fatta eccezione per casi molto limitati, come quelli dei figli di diplomatici stranieri. Secondo le stime discusse durante il procedimento, il decreto avrebbe interessato fino a 250 mila bambini ogni anno. La Corte ha quindi ribadito che il XIV Emendamento non riguarda soltanto gli ex schiavi dopo la Guerra civile, ma tutela il diritto alla cittadinanza secondo un orientamento costituzionale consolidato.