Sono finalmente stati resi noti i dazi voluti da Donald Trump per tutti i Paesi. Il tycoon ha ufficialmente lanciato la sfida al commercio globale.
Dopo le anticipazioni sui dazi alle auto e ai ricambi, ecco finalmente svelate tutte le tasse volute da Donald Trump per ciascun Paese. Il tycoon, di fatto, ha iniziato ufficialmente la sua sfida al commercio globale. Dazi al 10% per tutti i Paesi e tariffe reciproche per i 60 “più cattivi”, ovvero quelli con i maggiori squilibri commerciali nei confronti degli Stati Uniti.

Trump lancia la sfida al commercio globale: i dazi
Donald Trump ha ufficialmente lanciato la sfida al commercio globale e, dichiarando l’emergenza nazionale per ridurre il deficit commerciale, ha comunicato dazi al 10% per tutti i Paesi e tariffe reciproche per i 60 “più cattivi”, ovvero quelli con i maggiori squilibri commerciali nei confronti degli Stati Uniti.
In questo senso, colpita anche l’Europa, quindi pure l’Italia. Infatti, per l’Ue si parla di dazi al 20%. Da sottolineare, invece, il 34% per la Cina (complessivamente saranno al 54%) e per la Gran Bretagna il 10%. Intervenuto dal Giardino delle Rose alla Casa Bianca, vestito praticamente a festa, Trump ha spiegato come i dazi “porteranno l’età dell’oro” e rilanceranno il “sogno americano” oltre che “genereranno miliardi di miliardi di dollari per ridurre le nostre tasse e il nostro debito”.
I dazi al 10%
A partire dal 5 aprile, gli Stati Uniti applicheranno dazi del 10% su tutte le importazioni. Alcuni Paesi saranno soggetti esclusivamente a questa tariffa senza ulteriori misure restrittive. In questo senso saranno coinvolti: Regno Unito, Singapore, Brasile, Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Colombia, Argentina, El Salvador, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.
Dazi personalizzati
Per Trump, però, è stato necessario imporre anche dazi personalizzati. Dal 9 aprile entreranno in vigore tasse più elevate per circa 60 paesi ritenuti “peggiori trasgressori”. Questi stati applicano a loro volta dazi più elevati ai prodotti statunitensi, impongono barriere non tariffarie o adottano pratiche commerciali che, secondo la Casa Bianca, penalizzano gli interessi economici americani. In questa ottica vanno segnalati: Unione Europea (20%), Cina (54%), Vietnam (46%), Thailandia (36%), Giappone (24%), Cambogia (49%), Sudafrica (30%) e Taiwan (32%).