Trump annuncia una nuova offensiva economica contro l’Iran e parla di un «D-Day». Ecco cosa prevede la nuova strategia americana.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una nuova e vasta offensiva economica contro l’Iran, con l’obiettivo di isolare il Paese e impedirgli di sviluppare un’arma nucleare. In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha definito l’iniziativa «l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese», parlando di una «guerra economica» e di un isolamento senza precedenti.
Secondo il presidente americano, Teheran avrebbe respinto la migliore opportunità mai ricevuta per raggiungere un accordo. Trump ha inoltre avvertito che subiranno «conseguenze economiche tremende» anche i Paesi che permetteranno a istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o organismi governativi di offrire sostegno all’Iran.
Nel mirino di Washington ci sarebbero in particolare il contrabbando di petrolio, i trasferimenti di denaro, gli uffici di cambio, i registri navali e le società di facciata utilizzate per aggirare le restrizioni internazionali. Trump ha chiesto agli alleati degli Stati Uniti di partecipare all’isolamento della Repubblica Islamica, definendo l’iniziativa un «D-Day economico».
Al momento, tuttavia, l’annuncio non risulta accompagnato da nuovi provvedimenti giuridicamente vincolanti. A sottolinearlo è Roberto Andreoli, esperto di finanza internazionale, secondo il quale l’autenticità del messaggio è stata confermata da diverse fonti indipendenti, ma nelle “Recent Actions” dell’Office of Foreign Assets Control, l’agenzia del Tesoro statunitense incaricata di amministrare le sanzioni, non risultano nuove misure adottate il 19 o il 20 agosto. Le ultime designazioni relative all’Iran risalgono al 7 agosto 2026.

Le misure anticipate devono quindi essere considerate, per ora, attese e non ancora operative. La distinzione è particolarmente importante per imprese e istituti finanziari, che non hanno al momento un nuovo pacchetto di obblighi da applicare. Un cambiamento già entrato in vigore riguarda invece la General License X, revocata dall’OFAC il 7 luglio prima della scadenza prevista per il 21 agosto. La licenza è stata sostituita dalla General License X1, che ha concesso una finestra più breve, fino al 17 luglio, per concludere le attività già avviate, senza permettere nuove operazioni.
Sanzioni secondarie e corridoio nello Stretto di Hormuz
La strategia annunciata dalla Casa Bianca sembra puntare soprattutto sul rafforzamento delle cosiddette sanzioni secondarie, applicabili anche a società e istituzioni di Paesi terzi che continuino a intrattenere determinati rapporti economici con Teheran. In questo scenario la Cina avrebbe un ruolo centrale, in considerazione del suo peso negli scambi commerciali ed energetici iraniani. Parallelamente alla pressione economica, gli Stati Uniti stanno intervenendo per garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Trump ha assicurato che il passaggio è aperto e che numerose imbarcazioni continuano ad attraversarlo, pur ammettendo la possibilità di rallentamenti. Secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari statunitensi, le forze armate americane avrebbero creato segretamente un corridoio di navigazione lungo la costa dell’Oman. L’operazione, in corso da diverse settimane, avrebbe consentito a un numero compreso tra 15 e 20 petroliere di entrare e uscire dal Golfo attraverso un canale meridionale.
l corridoio per il petrolio e la nuova strategia americana
Grazie al corridoio verrebbero trasportati circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, pari all’incirca alla metà dei volumi precedenti al conflitto. Le forze statunitensi non si limiterebbero a scortare le navi cariche in uscita, ma assisterebbero anche le petroliere vuote nell’ingresso dal Mar Arabico, nelle successive operazioni di carico e nel viaggio di ritorno. L’obiettivo è attenuare le conseguenze dell’interruzione delle forniture, che aveva provocato un forte aumento dei prezzi del greggio.
Quanto può resistere l’economia iraniana
Resta difficile stabilire quanto la nuova pressione possa incidere sulla tenuta dell’economia iraniana. Le stime citate più frequentemente — una contrazione del 6,1%, un’inflazione del 68,9% e un cambio vicino a 1,32 milioni di rial per dollaro — risalgono ad aprile e non rappresentano necessariamente la situazione attuale. L’assenza di statistiche aggiornate sul prodotto interno lordo e le limitazioni all’accesso a Internet rendono ancora più complessa una valutazione attendibile. Secondo Roberto Andreoli, è quindi possibile individuare alcuni fattori critici, come l’approvvigionamento energetico, l’arrivo dell’inverno e la funzionalità dei porti e delle infrastrutture logistiche, ma non indicare una data per un eventuale punto di rottura. La pressione economica sull’Iran potrebbe aumentare, ma qualsiasi previsione sulla durata della resistenza di Teheran resta, allo stato attuale, uno scenario e non un dato verificabile.