Sono centinaia le donne transgender in fuga dall’Ucraina che vengono respinte al confine.

Per la legge marziale tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono lasciare il paese perché sono chiamati a combattere. Ma sono centinaia le donne transgender, che nonostante abbiano cambiato sesso, vengono rispedite in patria mentre cercano di scappare dalla guerra. Sui loro passaporti c’è ancora il nome al maschile, per questo devono rispondere alla chiamata militare.

Cambiare il genere non è un processo semplice nemmeno in Ucraina. Cambiare il nome sul passaporto richiede ancora più tempo. Si tratta di un processo lungo che ha a che fare con diversi step come anche diverse valutazioni psichiatriche. Questo lungo processo burocratico porta rallentamenti e molti tendono a non andare fino in fondo, oppure procrastinare il processo. Ma nel bel mezzo di questo processo per molti è arrivata la guerra. Il problema è che nonostante il cambio di sesso fisico, a livello burocratico queste donne sono ancora uomini. Poiché sul passaporto c’è scritto “maschio”.

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Le donne transgender rispedite a combattere

Sono molte le donne transgender che dall’inizio della guerra stanno venendo rispedite indietro per andare a combattere. Donne in fuga che cercano di scappare dalla guerra, sono costrette ad unirsi all’esercito per un cavillo burocratico. Una delle principali associazioni di beneficenza transgender dell’Ucraina stima che tra le centinaia di donne trans che tentano di fuggire, 90% ha finora fallito.

Purtroppo, ci sono anche casi in cui molte transgender che hanno i documenti in regola, ovvero che hanno completato la pratica burocratica, vengono respinte. Come la storia di Judis raccontata dal The Guardian. “Le guardie di frontiera ti spogliano e ti toccano ovunque. Guardi i loro volti e vedi che si stanno chiedendo che cosa sei, come se fossi una specie di animale“, ha detto. Dopo questa lunga perquisizione, gli agenti hanno decretato che Judis fosse un uomo e le hanno impedito di entrare in Polonia.

“Siete uomini andate a combattere”

Un’esperienza simile è stata vissuta da Alice, 24 anni, una donna trans di Brovary, e sua moglie Helen. Le due donne volevano entrare in Polonia ma sono state fermate. «Ci hanno portato in un edificio vicino al valico di frontiera» racconta Alice. «C’erano tre agenti nella stanza. Ci hanno detto di toglierci le giacche. Ci hanno controllato le mani, le braccia, mi hanno controllato il collo per vedere se avevo un pomo d’Adamo. Mi hanno toccato il seno. E, dopo averci esaminato, ci hanno detto che eravamo uomini. Abbiamo cercato di spiegare la nostra situazione, ma a loro non importava. “Andate a combattere” ci hanno detto».

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ultimo aggiornamento: 24-03-2022


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