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Ucraina, la mossa di Zelensky verso la Crimea preoccupa Mosca: cosa sta succedendo
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Ucraina, la mossa di Zelensky che preoccupa Mosca

guerra russia ucraina cartina con bandiere e carro armato

Kiev intensifica le operazioni nel sud e moltiplica i segnali di una possibile offensiva. Tra movimenti di truppe, attacchi mirati e dichiarazioni ufficiali, cresce la tensione sulla Crimea.

La guerra in Ucraina potrebbe essere entrata in una nuova fase. Mentre l’attenzione internazionale continua a concentrarsi sui combattimenti nel Donbass e sulle difficoltà di Kiev nel contenere la pressione russa lungo il fronte orientale, una serie di segnali provenienti dal sud del Paese lascia intravedere uno scenario diverso: la preparazione di una possibile offensiva ucraina diretta a colpire il punto più sensibile dell’intero dispositivo militare di Mosca, la Crimea. Nessuno a Kiev parla apertamente di un imminente attacco terrestre.

Tuttavia, l’insieme delle operazioni condotte negli ultimi mesi suggerisce che lo stato maggiore ucraino stia lavorando per creare le condizioni necessarie a una futura avanzata. Più che una battaglia tradizionale, si tratta di una campagna sistematica volta a isolare la penisola annessa dalla Russia nel 2014 e a rendere sempre più difficile il sostegno logistico alle truppe schierate nell’area.

Volodymyr Zelenskiy
Volodymyr Zelenskiy – newsmondo.it

Gli attacchi ucraini metteno sempre piu’ in crisi la Russia

Negli ultimi mesi le forze ucraine hanno intensificato gli attacchi con droni contro depositi di carburante, infrastrutture ferroviarie, centri logistici e basi militari situate nelle retrovie russe. Gli obiettivi colpiti non sembrano scelti casualmente. Molti degli attacchi hanno interessato i collegamenti che uniscono la Russia continentale alla Crimea attraverso il cosiddetto corridoio terrestre che passa per Melitopol e Mariupol. La strategia appare chiara: ridurre progressivamente la capacità russa di trasportare uomini, mezzi e munizioni verso la penisola e verso il fronte meridionale.

Una tattica che ricorda, almeno in parte, quella utilizzata dagli alleati durante la Seconda guerra mondiale, quando prima di lanciare le grandi offensive venivano colpite sistematicamente le linee di comunicazione nemiche. Al centro di questa campagna continua a esserci anche il ponte di Kerch, l’infrastruttura simbolo del controllo russo sulla Crimea. Sebbene il ponte sia ancora operativo, gli attacchi subiti negli ultimi anni hanno dimostrato la sua vulnerabilità e costretto Mosca a rafforzarne continuamente la protezione. Per Kiev rappresenta un bersaglio strategico: interrompere o limitare il traffico sul ponte significherebbe aumentare ulteriormente l’isolamento della penisola.

Un altro elemento che alimenta le speculazioni riguarda le dichiarazioni del comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Oleksandr Syrskyj. Nelle scorse settimane il vertice militare ha parlato apertamente della necessità di accumulare riserve, addestrare nuove unità e preparare future operazioni offensive. Parole che, pur non indicando obiettivi specifici, confermano come Kiev non abbia abbandonato l’idea di tornare all’iniziativa.

Resta però una domanda fondamentale: l’Ucraina dispone realmente delle risorse necessarie per lanciare una grande offensiva?

Molti analisti invitano alla prudenza. La controffensiva del 2023 non ha prodotto i risultati sperati e il conflitto ha comportato pesanti perdite sia in termini di uomini sia di mezzi. Inoltre, le fortificazioni costruite dalla Russia nel sud dell’Ucraina rappresentano ancora oggi uno dei sistemi difensivi più complessi mai realizzati in Europa dalla fine della Guerra Fredda.

A differenza del passato, non si osservano al momento grandi concentrazioni di truppe o movimenti massicci di mezzi corazzati che normalmente precedono un’offensiva su larga scala. Per questo motivo diversi osservatori ritengono che Kiev stia perseguendo una strategia diversa: non sfondare immediatamente le linee russe, ma logorarle progressivamente, colpendo depositi, infrastrutture e vie di comunicazione fino a rendere insostenibile la presenza militare di Mosca in alcune aree chiave.

La Crimea continua a rappresentare il principale obiettivo politico e simbolico dell’Ucraina. Per il Cremlino la penisola è una linea rossa invalicabile; per Zelensky è il simbolo dell’integrità territoriale da riconquistare. È proprio questa centralità strategica a spiegare perché ogni attacco contro le infrastrutture della regione venga osservato con estrema attenzione sia a Mosca sia nelle capitali occidentali. Per il momento non esistono prove definitive dell’imminenza di un grande assalto. Gli indizi, tuttavia, raccontano una realtà precisa: l’Ucraina sta preparando il terreno. E se la pressione sulle linee logistiche russe dovesse continuare con la stessa intensità degli ultimi mesi, il fronte meridionale potrebbe presto tornare a essere il teatro principale della guerra più importante combattuta in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale.

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ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2026 10:03

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