Un metronomo per il Milan: Demetrio Albertini, il centrocampista totale

La carriera rossonera di Demetrio Albertini, mediano dai grandi mezzi tecnici, fedele bandiera rossonera per oltre dieci stagioni.

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Albertini Milan – “È giusto fare autocritica, ma devono farla tutti: squadra, tifosi e, ovviamente, società“. In questa semplice frase è racchiusa tutta l’umanità e il carattere di Demetrio Albertini, centrocampista tuttofare che per oltre dieci anni trascinò il Milan a grandi trionfi, conquistando scudetti, una Coppa dei Campioni e diversi altri trofei. Mediano tecnicamente molto dotato, sagace per quanto riguarda la tattica, veniva soprannominato il metronomo o cervello della squadra. Ottimo piede sui calci piazzati, grande agonismo, divenne in pochi anni l’anima di una delle epoche d’oro della storia rossonera. Ripercorriamo insieme le fasi salienti della sua lunga e vincente carriera.

Demetrio Albertini Milan

Colonna rossonera. Nato e cresciuto nelle giovanili del Milan, Albertini, dopo un anno in Serie B con il Padova, venne premiato dalla Diadora come miglior speranza dello sport italiano. Un riconoscimento che finì per diventire trampolino di lancio per la sua carriera in rossonero. Tornato al Milan nel 1991, infatti, vi rimase fino al 2002, conquistando cinque scudetti, una Champions League, una Supercoppa Uefa e tre Supercoppe italiane, con un bilancio totale di 406 presenze e 28 gol.

La gara più importante. Racconta Albertini: “Con questa società ho passato momenti indimenticabili. Per me il Milan è stata una seconda famiglia. La partita più importante che ho giocato è stata la finale di Coppa dei Campioni nel ’94, ma non dimentico neanche la sconfitta dell’anno prima con il Marsiglia a Monaco di Baviera: tutti i miei compagni ne avevano vinta una, mentre per me era la prima esperienza e averla perduta così mi fece crollare il modo addosso…“.

L’annata migliore. Centrocampista di grandi mezzi tecnici, quando fu visto per la prima volta dal vivo da Berlusconi, il presidente affermò di rivedere in lui qualcosa di Gianni Rivera. Forse un paragone esagerato, certo è che la grandezza di Albertini fu in parte dovuta all’essere cresciuta al fianco di campioni straordinari nel proprio ruolo, modelli da seguire come Rijkaard e Ancelotti. Nel 1996-1997, annata migliore della sua carriera, riuscì ad andare a segno 8 volte, confermando anche ottime doti realizzative. Insomma, Albertini era un vero tuttocampista, per utilizzare un termine gergale.

Declino e ritiro. Paradossalmente, a costringerlo ad abbandonare il Milan fu uno dei suoi mentori, quel Carlo Ancelotti che, nel 2002, gli preferì un altro metronomo, forse più moderno, evoluzione genetica dello stesso Albertini: Andrea Pirlo. Andò quindi in prestito all’Atléetico Madrid, dove fu protagonista di un’ottima stagione. L’anno dopo, disse addio definitivamente al Milan, passando alla Lazio nell’operazione che portò in rossonero Giuseppe Pancaro. In biancoceleste, visse una Coppa Italia. Nel 2004-05 giocò per sei mesi all’Atalanta, per altri sei mesi al Barcellona. Quindi, il 5 dicembre, annunciò il ritiro dall’attività agonistica.