Valentino Rossi e il titolo avvelenato

Il TAS, massimo tribunale arbitrale dello sport, rigetta il ricorso di Valentino Rossi, che a Valencia partirà in ultima fila. Vada come vada, il titolo 2015 resta avvelenato dalle polemiche.

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Il TAS avrebbe potuto, accettando la sospensiva, riportare la corsa al titolo mondiale MotoGP 2015 nell’alveolo della competizione puramente sportiva, dove due grandissimi campioni come Valentino Rossi e Jorge Lorenzo si battono senza esclusione di colpi, ma con la massima lealtà, per dimostrare chi dei due merita il titolo di campione del mondo.

Non lo ha fatto. I motivi li sapremo solo quando tutto sarà finito. C’è persino la possibilità che quando emetteranno, probabilmente l’anno prossimo, il verdetto definitivo i supremi giudici diano ragione a Rossi. Questo tuttavia non avrà, in ogni caso, alcuna rilevanza sul mondiale 2015 che resta avvelenato dalle polemiche.

Nelle conferenze stampa (per la prima volta che mi ricordi) separate dei protagonisti, tutti è tre si sono avvalsi “della facoltà di non rispondere” alle domande dei giornalisti su quanto accaduto a Sepang e su tutto ciò che ne è conseguito.

Rossi, Lorenzo e Marquez si sono attenuti a quanto consigliato o imposto loro, in separata sede, dai massimi dirigenti della Fim e della Dorna che, più per facciata che altro, hanno anche convocato tutti i piloti per un briefing di non più di dieci minuti dove il presidente della Fim Ippolito si è limitato a un “pistolotto” generico sui valori dello sport.

Ulteriori commenti o prese di posizione da parte dei protagonisti sono rimandate a domenica sera, quando si saprà chi tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo sarà incoronato campione del mondo. Se a Vale riuscirà l’impresa di sfatare ogni pronostico e riuscire a conquistare a 36 anni suonati il decimo titolo mondiale, si parlerà soltanto di quello e l’affaire Sepang finirà nel dimenticatoio.

Se invece i pronostici saranno rispettati e sarà alla fine Lorenzo a vincere l’iride. Sul suo titolo aleggerà per sempre il sospetto della combine con Marquez o quantomeno di cosa sarebbe successo se Rossi avesse potuto combattere ad armi pari con lui, partendo entrambi dalle prime file.

Dalla vicenda ne esce malissimo anche Marc Marquez che, scioccamente, con il suo comportamento provocatorio in pista e le dichiarazioni di Sepang ha dato adito ai peggiori sospetti, alienandosi le simpatia di una parte di quel pubblico che già l’aveva disegnato legittimo erede proprio di Valentino Rossi che prima o poi il casco al chiodo lo dovrà appendere.