Un vecchio libretto postale può avere un interesse collezionistico, ma prima vanno controllati saldo, stato del rapporto e documenti.
Apri un cassetto, trovi un vecchio libretto postale con la copertina consumata e il primo pensiero è sempre lo stesso: capire quanti soldi ci sono ancora dentro. In alcuni casi, però, la vera sorpresa non è solo nel saldo. Esiste infatti un piccolo mercato di documenti postali e libretti d’epoca che può interessare i collezionisti, ma bisogna fare molta attenzione a non confondere il valore bancario del rapporto con un eventuale valore storico o di mercato. Sul fronte di Poste Italiane contano innanzitutto il saldo, lo stato del rapporto e l’eventuale presenza di documentazione collegata; l’eventuale premio da collezione, invece, si gioca su un piano completamente diverso.

Prima conta il rapporto postale, poi eventualmente il collezionismo
La prima verifica da fare non riguarda il collezionismo, ma la posizione del libretto presso Poste. Poste Italiane dedica una sezione specifica ai libretti dormienti e alle relative procedure, mentre per i Buoni Fruttiferi Postali ricorda che i diritti al rimborso di capitale e interessi, per i titoli cartacei, si prescrivono trascorsi dieci anni dalla scadenza del buono. Questo significa che, prima di pensare a una vendita o a una stima “da collezione”, conviene controllare se il rapporto è ancora regolare, se esistono somme esigibili e se nel tempo al libretto siano stati associati anche buoni o altri strumenti di risparmio postale.
Se insieme al libretto spuntano anche dei BFP, allora il discorso cambia ancora. Qui non conta la rarità dell’oggetto, ma la serie sottoscritta, la durata e il rendimento previsto dalle condizioni ufficiali. Oggi, per esempio, sul sito di Poste e nei fogli informativi CDP si trovano prodotti con rendimenti molto diversi tra loro: si va dall’1,25% lordo del Buono 4 anni Risparmiosemplice fino al 3,50% lordo del BFP 3,50. Gli interessi dei buoni sono tassati al 12,50%, mentre l’imposta di bollo non si applica sotto determinate soglie; inoltre, libretti postali e buoni fruttiferi postali rientrano nell’esclusione dal calcolo ISEE fino al limite complessivo di 50.000 euro, secondo la normativa aggiornata e i chiarimenti INPS.
Quando il vecchio libretto può avere un interesse in più
Solo dopo aver chiarito il lato bancario ha senso guardare al possibile interesse collezionistico. Il punto da tenere fermo è questo: non esiste una scorciatoia e non basta che il libretto sia vecchio per renderlo prezioso. Esiste però un mercato di nicchia in cui circolano libretti d’epoca e materiale postale storico, come mostrano le inserzioni presenti sulle piattaforme di compravendita. Questo non significa che quei prezzi siano quotazioni ufficiali o che l’oggetto venga davvero venduto a quelle cifre, ma conferma che un interesse specialistico esiste, soprattutto quando il documento è ben conservato, completo e particolare per grafica, numerazione o storia postale.
C’è poi un’altra distinzione utile da fare, perché spesso online si mischiano temi molto diversi. I famosi 1.000 euro di cui si parla in questi mesi non hanno nulla a che vedere con rendimenti nascosti dei libretti: si tratta delle Carte Cultura 2026, cioè la Carta della Cultura Giovani e la Carta del Merito, da 500 euro ciascuna e cumulabili se si rispettano i requisiti previsti. La richiesta può essere presentata dal 31 gennaio 2026 al 30 giugno 2026 e le somme vanno utilizzate entro il 31 dicembre 2026.