Vespa Sei Giorni: la dura della regolarità

Allestita per prendere parte alle gare che prevedevano anche lunghi tratti su percorsi sterrati, dominò nel 1951 la Sei Giorni Internazionale di Regolarità entrando nella leggenda.

La Vespa 125 da competizione, passata alla storia come Sei Giorni, fu ideata dalla Piaggio nel 1951 per prendere parte alle gare di regolarità che prevedevano anche percorsi in fuoristrada su sterrati veloci. Fra i molti successi, spicca la clamorosa affermazione alla XXVI Sei Giorni Internazionale del 1951 che la proiettò nella leggenda.

La scocca era quella di serie anche se non perfettamente uguale. Lo scudo fu ristretto di pochi centimetri e più svasato in basso, per ottenere una maggiore penetrazione aerodinamica e, sui lati, una più ampia luce a terra.

Sul parafango anteriore fu montato un faro a periscopio più compatto e meno sensibile agli urti rispetto a quello originale. Un dettaglio che oggi permette ai collezionisti di identificare le “vere” Sei Giorni ufficiali da quelle prodotte in piccola serie per i piloti privati.

La sospensione anteriore venne irrobustita. Fu montato un tubo di sterzo di maggiore spessore, bilanciere più massiccio e con bulloni a vista, anmortizzatore idraulico e mollone rinforzati. Il diverso assetto portò a una maggiore altezza da terra di 4 centimetri.

Di grande effetto l’inserimento di una coppia di ruote di scorta disposte longitudinalmente e bloccate da un passante in lamiera che incorporava un supporto per il road-book. Una ruota era da 10 l’altra da 8 pollici per adattarsi alle caratteristiche del percorso.

Spiccava il grosso serbatoio che sporgeva da dietro la sella in grado di contenere 11 litri di carburante per un’autonomia di circa 240 chilometri. Sul bocchettone c’era un appoggio per agevolare l’assetto a guida sdraiata del pilota.

Sul manubrio, il manettino dell’aria al carburatore permetteva di ottimizzare il rendimento del motore. Questo aveva i carter e la testata in alluminio, montava un carburatore Dellorto SS e un comando del gas a corsa breve. Un foro in corrispondenza del pedale del freno ne evitava il bloccaggio in presenza di fango o sassi. I freni erano maggiorati così come la frizione a bagno d’olio. Tutta la bulloneria era bloccata da cavetti in rame.

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ultimo aggiornamento: 19-01-2015

Enzo Caniatti

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