Volkswagen: Diesel capro espiatorio

Volkswagen, il ciclone che ha travolto il colosso tedesco rischia di avere pesantissime ripercussioni globali. Il polverone mediatico è appena iniziato e già se ne pagano le conseguenze.

Viviamo in un mondo straordinariamente avanzato, tecnologico, social, dominato dai media, ma anche terribilmente fragile, dove le Borse sclerano sui “sentito dire”, figuriamoci di fronte alla notizia che la Volkswagen, uno dei colossi e dei pilastri dell’automotive, è finito sotto le forche caudine dei moderni “inquisitori dell’aria pulita”. In fattispecie l’Epa (Eviromental Protection Agency), l’agenzia per la protezione ambientale statunitense.

Sigla del tutto sconosciuta ai più, ma che in pochi clic è diventata virale e nota al mondo intero. Il suo “merito” aver scoperto che la Volkswagen aveva trovato il modo di imbrogliare la loro “macchina della verità”, riuscendo a far passare per “puliti” degli “sporchi” diesel. Che come è noto – a quanto si legge sui social – con le loro mefitiche esalazioni “uccidono i bimbi in culla e ci privano dell’aria che respiriamo”.

Ovviamente al momento non si sa neppure se l’accusa è o meno fondata – sarà il Dipartimento americano di Giustizia che ha avviato un’inchiesta penale sul comportamento della Casa di Wolfsburg a stabilirlo – ma tanto è bastato per fare crollare i titoli in Borsa del colosso tedesco e dare il via alla “caccia alle streghe”. Sul rogo i diesel! Non importa se l’inchiesta riguarda solo alcuni precisi modelli (leggi il nostro articolo). A furor di popolo, della Rete e non solo, si chiede la testa dei dirigenti di Wolfsburg.

Bernard Sapin, ministro francese delle Finanze – come a tutti noto profondo conoscitore dei motori diesel – si è affrettato a rilasciare una dichiarazione a Radio Europe1 dove ha detto che “serve un’inchiesta europea” sulla casa di Wolfsburg. Per “rassicurare i cittadini” e, tanto per non sbagliare ha aggiunto: «Sarà “necessario” condurre controlli anche sugli altri costruttori europei». Gli ha fatto eco il vice ministro coreano Park Pan-Kyu: «Abbiamo invitato i rappresentanti e gli ingegneri della Volkswagen per un incontro al ministero. Cominceremo a svolgere dei controlli al più tardi ad ottobre ed annunceremo i risultati alla fine di novembre». Sarà un “caso”, ma che caso! In Corea del Sud, più del 90% dei 25mila veicoli venduti sono diesel e le Vw guadagnano quote a ritmo vertiginoso a scapito del costruttore nazionale. Gli analisti hanno già valutato i benefici che potrebbe trarre Hyundai dal colpo all’immagine di Vokswagen e dai ritiri di auto.

Ma siamo seri, un tempo non poi così lontano, tutto si sarebbe risolto con una multa, salata fin che si vuole, ma la questione sarebbe rientrata nelle normali procedure applicate in questi casi e, soprattutto, non avrebbe avuto alcuna rilevanza mediatica. Non dimentichiamo che non stiamo parlando di congegni difettosi capaci di mettere in pericolo la vita di conducente e passeggeri ma, se mai sarà provato, di aver eluso parametri sempre più restrittivi decisi di volta in volta a tavolino da cosiddetti “esperti”, spesso senza alcun coinvolgimento diretto delle Case.

Normative che, anche se scrupolosamente applicate, appaiono in ogni caso una goccia nel mare dell’inquinamento globale certo non dovuto ai motori diesel delle automobili. Che anzi, proprio grazie all’impegno in primis dell’industria automobilistica tedesca, sul fronte dell’inquinamento hanno fatto passi da gigante.

Non vorrei che si finisse per “gettare il bambino con l’acqua sporca”. Ma in un mondo, ormai dominato dai social media, purtroppo tutto è possibile.

Leggi il comunicato ufficiale diramato poche ore fa dalla Casa

ultimo aggiornamento: 22-09-2015

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