Volkswagen dieselgate: azionisti sul piede di guerra

Volkswagen dieselgate. I grandi azionisti della VW sarebbero pronti a un’azione collettiva per 40 miliardi di euro. La class action affidata allo studio legale americano Quinn Emanuel.

Dopo tanti improvvisati “Zorro” e paladini green, a scendere nell’arena del Volkswagen dieselgate sono i grandi azionisti. I soli, a mio parere, ad avere voce in capitolo nell’affaire del secolo, non fosse altro per aver visto precipitare il valore delle proprie azioni ed avere perso da un’ora all’altra miliardi di euro (si parla di almeno 25), per l’avventatezza e il pressapochismo dimostrato dai massimi dirigenti di Wolfsburg in tutta la vicenda.

Dall’idiozia di barare sulle emissioni a quella, ancora più grande, di montare il software truccato su motori dove non ce ne era alcun bisogno, per finire al comportamento irresponsabile, da bambini colti dalla mamma a rubare la marmellata, quando la truffa è venuta a galla.

Dunque, qualcuno dei grandi azionisti, non si sa ancora chi, ha deciso di citare in giudizio il Gruppo di Wolfsburg, per aver visto sfumare i propri investimenti in seguito allo scandalo. A rivelarlo è il Sunday Telegraph, indicando che il gruppo Bentham (fondo specializzato nel finanziamento delle grandi cause legali) si sarebbe rivolto allo studio americano Quinn Emanuel. Questi, a sua volta, starebbe cercando di coinvolgere nell’azione i maggiori investitori di Volkswagen, compresi i fondi sovrani del Qatar e della Norvegia, per dare vita a un’azione collettiva per 40 miliardi di euro.

Lo studio legale Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan è il più temuto d’America, celebre per aver vinto numerose e importati class action. La discesa del titolo VW sulla Borsa di Francoforte si è arrestata dopo la nomina di Matthias Müller e le conseguenti immediate azioni prese dal Gruppo. Tuttavia la situazione è ben lungi dall’essere risolta. Potrebbe peggiorare per le multe dei governi e per i costi di richiamo e modifica dei motori sotto accusa.

A Wolfsburg si cerca di tappare le falle apertesi su più fronti, primo fra tutti quello dei clienti. Sabato anche in Italia è apparso sui principali quotidiani un annuncio a pagamento. L’azienda “chiede scusa” ai propri clienti per il “grave errore commesso” e “aver compromesso il rapporto di fiducia” stabilito durante gli anni. VW in ogni caso assicura che “i veicoli sono tecnicamente sicuri” e che appena sarà pronta la “soluzione tecnica” i proprietari delle auto interessate saranno avvisati, e l’intervento sarà “totalmente gratuito”. Il comunicato si conclude con un: «Sappiate che non ci fermeremo fino a quando non avremo riconquistato pienamente la vostra fiducia».

Sarà sufficiente a calmare i “bollenti spiriti” di chi si sente in qualche modo “tradito”? Per la stragrande maggioranza penso di sì. Altro discorso il fronte giudiziario dove più che le iniziative della magistratura di questo o quel Paese, VW deve temere la scesa in campo degli “avvocati del diavolo” professionisti internazionali del cavillo giudiziario.

La mossa di dotarsi di un responsabile per “l’integrità di azienda e questioni giuridiche”, una sorta di super esperto di etica, come Christine Hohmann-Dennhardt in arrivo da Daimler AG (clicca per leggere l’articolo) va nella direzione giusta, ma un intervento diretto sui grandi azionisti appare più che auspicabile.

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ultimo aggiornamento: 19-10-2015

Enzo Caniatti

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