Volkswagen dieselgate: dagli all’untore

Volkswagen dieselgate. L’irresponbilità dell’Epa nel diffondere le notizie prima di accertare i fatti, crea un nuovo terremoto. A poco servono le smentite di Wolfsburg. Riprende la caccia all’untore.

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Ci risiamo. L’affare del secolo, ovvero il Volkswagen dieselgate, era da poche ore scomparso dalle prime pagine dei giornali e dalla lista degli argomenti più caldi della rete, che le agenzie di stampa battono la notizia di una nuova clamorosa accusa nei confronti di Wolfsburg.

Secondo l’Epa, l’agenzia federale di protezione dell’ambiente USA, il gruppo ha imbrogliato anche sui diesel delle auto di grossa cilindrata, programmando i veicoli per truccare i test sulle emissione inquinanti. L’ente afferna che è stato montato un software che permette alle auto di comportarsi diversamente nei test rispetto alla strada.

Non basta, le agenzie riportato che Cynthia Giles, assistente amministratore per l’ufficio dell’Epa ha dichiarato: «Ancora una volta la Volkswagen ha fallito il suo obbligo di rispettare la legge che tutela l’aria pulita per tutti gli americani» e ha aggiunto: «Tutte le aziende dovrebbero seguire le stesse regole. L’Epa, insieme allo Stato e ai partner federali, continuerà a indagare sulla vicenda, per garantire condizioni di parità alle imprese responsabili e per garantire che i consumatori ottengano le prestazioni ambientali che si aspettano».

La notizia è ripresa dai media e fa rapidamente il giro del mondo, mandando nuovamente in fibrillazione la Rete. I paladini green possono finalmente colpire le auto che più “odiano”, quelle di grossa cilindrata. Si scatenano, sostenuti dalla solita cacofonia mediatica. Si cominciano a stilare gli elenchi dei modelli coinvolti: VW Touareg, Porsche Cayenne, Audi A6 Quattro, A7, A8, Q5… Nel frattempo le Agenzie forniscono ulteriori dettagli.

L’Epa avrebbe pubblicato un secondo avviso di violazione del Clean Air Act (CAA) per Volkswagen AG, Audi AG e Volkswagen Group of America, Inc. Ma anche a Porsche AG e Porsche America. Queste cinque società sarebbero indicate collettivamente come Volkswagen (VW) e a tutte sarebbe mossa l’accusa di aver sviluppato e installato un impianto di manipolazione sui motore diesel 3 litri per evitare che questi risultassero avere emissioni di ossido di azoto (NOx) fino a nove volte superiori allo standard EPA.

Immediata la replica di Wolfsburg, che rigetta le accuse:

L’United States Environmental Protection Agency (EPA) ha informato lunedì Volkswagen Aktiengesellschaft che alcuni suoi veicoli con motore V6 TDI sono dotati di un software le cui funzioni non sono state adeguatamente spiegate nel protocollo dei processi di aplicazione. Volkswagen AG tiene a precisare che non è stato installato sui motori V6 tre litri diesel alcun software capace di alterarne le caratteristiche in maniera fraudolenta. Volkswagen collaborerà pienamente con EPA per chiarire la questione.

Ovviamente, come spesso accade, alla smentita di Volkswagen, non è data la stessa rilevanza della presunta accusa di frode. Molto più d’effetto sparare titoloni su Cayenne e Touareg nel mirino, con buona pace per quella che nel secolo scorso si chamava ancora deontologia professionale, ma allora non c’erano i social…