Volkswagen dieselgate: lo stupidario tricolore

Al Volkswagen dieselgate mancavano le dichiarazioni e le prese di posizione nostrane. Si fa a gara a chi la spara più grossa. Si vede la pagliuzza nell’occhio altrui invece della trave nel proprio occhio.

Per la serie la madre dei cretini è sempre in cinta, nello stupidario globale, che accompagna la serissima vicenda Volkswagen, mancavano le dichiarazioni e le prese di posizione del Bel Paese.

Come si diceva una volta, oggi fa “figo” parlare del Volkswagen dieselgate. Tutti dunque a sparare sulla Volkswagen e l’industria automobilistica tedesca; a dissertare, da competenti, su un argomento ostico come quello delle normative Euro; invocare test e prove per cogliere in fragrante delitto gli “sporchi” tedeschi e, ovviamente, in nome del “politicamente corretto” indossare la camicia verde – non della Lega – ma quella dei paladini, difensori dell’eco sistema.

Peccato che basterebbe un minimo di ricerca per scoprire che in Italia, come nel resto d’Europa, il problema proprio non sussiste dato che, piccolo particolare, nella normativa Euro 6 i limiti massimi alle emissioni di “Nox” sono fissati a 80 milligrammi per chilometro (erano 180 per l’Euro 5), mentre negli Stati Uniti a 45.

Scoprire che i diesel che circolano sulle nostre strade superano il limite USA, ma rispettano quello europeo non servirebbe dunque a nulla. Ancora più ridicola l’idea di mandare la nostra Polizia stradale, che ha ben altro da fare, a caccia delle auto che montano il software incriminato. Tra le idiozie che ho sentito c’è anche quella che i tutori dell’ordine, una volta individuato il veicolo fuorilegge, lo potrebbero sequestrare.

Ma siamo seri! Le vedete voi le pattuglie della Polizia stradale istituire dei blocchi fuori dai caselli per controllare – e tutto da stabilire con quali strumenti – vetture nuove di pacca e in regola con le più avanzate norme sulla sicurezza, alla ricerca dei motori fuorilegge, mentre bellamente sfilano sotto il loro naso vetuste auto e camion diesel che impestano l’aria con il fumo dei loro tubi di scappamento. Quelli sì pestilenziali e velenosi per la salute.

Una semplice verifica e i soloni nostrani scoprirebbero che le vetture Volkswagen con il motore 2.0 Tdi potenzialmente dotato dell’incriminato software sono meno di 10 mila, mentre ben 11,6 milioni di auto circolanti in Italia sono Euro 0, 1 o 2. Non sono io a dirlo, ma uno studio dell’Osservatorio Autopromotec su dati ACI condotto nel 2014. Da questo risulta che circa un terzo del parco circolante italiano ha più di 13 anni ed è composto da autovetture che hanno livelli di sicurezza e di inquinamento molto lontani dai modelli di più recente produzione, di cui fanno ovviamente parte le Volkswagen incriminate da una normativa americana quantomeno discutibile (leggi la storia) e del tutto anacronistica se rapportata alle condizioni nel nostro Paese.

Non ho nulla da eccepire sull’introduzione di norme severe per salvaguardare salute e ambiente, ma prima di sparare a zero sui tedeschi, meglio guardare in casa nostra.

ultimo aggiornamento: 25-09-2015

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