Volkswagen: Müller numero uno

Volkswagen chiama alla guida Matthias Müller, il numero uno di Porsche, l’uomo che ha fatto miracoli a Stoccarda. Un decisionista che piace al duro patriarca Ferdinand Piëch.

Come, previsto Matthias Müller è da poche ore il nuovo ceo Volkswagen. Sono certo che sta già lavorando per mettere in piedi la squadra di top manager capaci di guidare la barca di Wolfsburg fuori dalla spaventosa tempesta che sta rischiando di travolgerla e con essa l’industria automobilistica tedesca. I “cugini” di Mercedes-Benz non parlano, ma quelli di BMW sono già finiti, causa l’irresponsabilità di chi è a caccia solo di facili scoop, nell’occhio del ciclone.

Müller, 62 anni, ceo di Porsche dal 2010 è uno tosto. Ha iniziato nel 1977 come apprendista in Audi. Viene dalla ex Germania dell’Est (è nato a Chemnitz in Sassonia). Sa cosa significa il lavoro duro degli operai, forse per questo è tanto apprezzato anche dal potente sindacato IG Metall che nel consiglio di sorveglianza occupadieci posti su venti. Si è fatto da solo, lavorando e studiando sino a diventare uno dei top manager di uno dei più grandi gruppi industriali automobilistici. In Porsche ha ottenuto ottimi risultati che si sono tradotti in alti margini di profitto nettamente superiori a quelli, piuttosto modesti, ottenuti in Vokswagen da Winterkorn.

Non è un caso che cinque mesi fa Ferdinand Piëch, scontrandosi duramente con i cugini Porsche, il sindacato e i rappresenti del governo della Bassa Sassonia che detiene il 20% delle azioni del Gruppo, avrebbe voluto Müller alla guida della Volkswagen.

Piëch, nipote del leggendario Ferdinand Porsche, è nel mondo dell’automotive una figura altrettanto leggendaria. Ingegnere di fama ha preso in mano negli anni Sessanta la Porsche e ne ha fatto un fenomeno sportivo e commerciale senza precedenti.

Nel 1972 ha preso le redini della Audi, un marchio che definire all’epoca mediocre è dire poco. L’ha rilanciata a livello mondiale partendo da un modello che lui stesso aveva progettato e sviluppato, la Audi Quattro. Nel 1993 è entrato alla Volkswagen come presidente del consiglio di gestione, il Gruppo era allo sbando e vicino alla bancarotta. Da allora lo ha diretto con pugno di ferro, prima risanandolo e poi portandolo a diventare il più importante Gruppo automobilistico del mondo.

Piëch è un profondo conoscitore degli uomini, sa valutarli e sceglierli. Ama dire che quando un top manager commette due volte lo stesso errore va licenziato, e si è attenuto a questa regola. Forse averlo ascoltato prima avrebbe evitato la somma di tanti errori.

Müller un po’ gli somiglia, è altrettanto diretto e decisionista. Lo ha dimostrato alla conferenza stampa che è seguita alla sua nomina. È stato chiaro e conciso dando numeri – sono 11 milioni le auto potenzialmente coinvolte nel modo, 3 milioni di queste in Germania –, non ha chiesto sconti per gli errori di chi lo ha preceduto, ma ha difeso l’azienda e quanti vi lavorano. Per sanare i disastro morale e politico, l’ordine è uno solo: riconquistare con ogni mezzo la fiducia dei clienti.

ultimo aggiornamento: 25-09-2015

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