Volkswagen: Müller in pole position

Volkswagen, uscito di scena Winterkorn, travolto dallo scandalo dieselgate, è iniziato il toto nomine su chi prenderà il suo posto. Tra la rosa di candidati il più probabile è l’attuale capo di Porsche.

Domani si doveva tenere la riunione del board Volkswagen per confermare Winterkorn alla guida del colosso di Wolfsburg e sancire la sconfitta di Piëch. Invece sarà proprio in tale sede che verrà deciso il nome del suo successore. In Volkswagen hanno un bisogno vitale di fare presto.

I tedeschi per loro natura, la storia insegna, non amano l’imprevisto e l’imprevedibile. In guerra come in pace, prima di ogni azione, hanno sempre pronta la mossa di riserva. Questa volta sono stati colti del tutto impreparati e hanno pasticciato a tutti i livelli da quelli aziendali a quelli governativi. Non c’è tempo da perdere e tanto meno di piangersi addosso. Il mercato non lo permette e le conseguenze potrebbero essere ancora più disastrose di quanto non lo siano già adesso.

È indispensabile che il più grande gruppo automobilistico tedesco abbia un nuovo capo su cui contare e soprattutto la cui personalità dia immediatamente fiducia ai mercati. L’uscita di scena di Winterkorn, capro espiatorio di una vicenda ancora tutta da scrivere, ha rivitalizzato il titolo che ha chiuso in salita. Fitch ha messo però sotto osservazione il rating sul credito del Gruppo, ora vale “A”, il declassamento è lungi dall’essere scongiurato.

Domani il consiglio di sorveglianza esaminerà i potenziali successori. In pole position c’è l’attuale numero uno di Porsche Matthias Müller: si è fatto le ossa nel Gruppo, ne è diventato uno dei più importanti e prestigiosi manager passando da un marchio all’altro, acquisendo una invidiabile esperienza nella gestione delle situazioni più difficili e complesse. Dulcis in fundo, dirige Porsche, la Casa che è prima azionista di Volkswagen. Tutti elementi che fanno pendere il piatto della bilancia in suo favore.

Se sarà scelto lo attende un compito immane. Mettere in piedi in un lampo una squadra di top manager in grado di affrontare indagini aperte in mezzo mondo; gestire gli enormi costi diretti (le auto ritirate e le multe) e indiretti; arginare le fughe degli investitori; frenare la probabile caduta delle vendite; recuperare la credibilità dei marchi coinvolti e la fiducia dei clienti nei motori diesel.

Il tutto non perdendo di vista lo sviluppo di nuovi modelli capaci di far dimenticare, il più rapidamente possibile, il brutto scivolone, come avvenne a suo tempo per la Mercedes-Benz con la Classe A (leggi la storia dell’Alce). Senza dimenticare che chi da domani occuperà la sedia di Winterkorn avrà per lungo tempo gli occhi del mondo addosso, pronti a cogliere ogni minimo fallo e incertezza e a trasformarli in un caso mediatico.

Tra gli altri possibili candidati figurano anche il numero uno della Audi Rupert Stadler; Herbert Diess, nuovo acquisto dalla BMW; ed Elmar Degenhart, ceo di Continental. Nessuno di loro tuttavia appare in grado di competere con Müller. Sempre che, ovviamente, sia una scelta di merito e non un’altra puntata della sfida di potere famigliare tra i Porsche e i Piëch, parenti, ma spesso acerrimi nemici nella conduzione del Gruppo.

Senza contare il peso determinante del governo del Land della Bassa Sassonia, che detiene il 20% delle azioni e il potere di veto. E, non ultimo, il sindacato che nel consiglio di sorveglianza ha dieci posti su venti, frutto del sistema di codeterminazione tedesco che vede proprio nel Gruppo di Wolfsburg uno dei suoi paladini.

Il nome di Müller potrebbe mettere tutti d’accordo? Staremo a vedere.

ultimo aggiornamento: 24-09-2015

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