Volkswagen: Winterkorn getta la spugna

Volkswagen, lo tsunami che ha travolto la Casa di Wolfsburg e mandato in fibrillazione il mondo dell’auto, miete le prime vittime. Il numero uno del Gruppo rassegna le dimissioni. Basteranno?

Ieri sera avevamo appena inserito il video di “scuse” (clicca per vederlo) del numero uno di Volkswagen e la relativa traduzione (clicca per leggerla) che da Wolfsburg è giunta la notizia che l’ingegner professor Martin Winterkorn aveva rassegnato le dimissioni, logica conseguenza di una vicenda gestita male sin dall’inizio.

Alle prime accuse mosse dagli americani i massimi dirigenti della Casa tedesca si sono comportanti come bimbi colti dalla mamma a rubare la marmellata. Una risposta più riflessiva e ponderata avrebbe potuto probabilmente evitare il pauroso crollo in Borsa dei titoli del Gruppo e il polverone che ne é conseguito. Anziché affannarsi a coprirsi il capo di cenere e ad ammettere candidamente che “c’è del marcio in Volkswagen”, era decisamente meglio mettere a punto una strategia difensiva e soprattutto spiegare al “volgo”, poco avvezzo a destreggiarsi tra NOx e CO2, di cosa si sta parlando.

Si poteva cominciare spiegando che l’accusa rivolta a Vokswagen riguarda l’eccesso di NOx, ossia gli ossidi di azoto. Non si tratta di un gas nocivo, come l’ossido di carbonio, le polveri sottili o l’anidride carbonica. È già presente nella composizione dell’atmosfera ed è innocuo per la salute. Soltanto che l’uomo ne produce in eccesso, contribuendo a provocare squilibri nella natura, il più evidente dei quali riguarda le condizioni climatiche. La principale fonte d’azoto causata dall’uomo deriva dalle combustioni ad alta temperatura, proprio come quelle che avvengono nei motori degli autoveicoli, in particolare i diesel.

Valeva inoltre la pena sottolineare che i limiti massimi alle emissioni di Nox nei motori diesel sono diversi: in Europa il limite massimo è di 80 milligrammi per chilometro, mentre negli Stati Uniti di 45. Perché questa discrepanza? Subito detto.

Nel 2009 Barack Obama si era appena insediato alla Casa Bianca. La nuova amministrazione americana, a guida democratica, aveva bisogno di dare in pasto ai propri elettori “eco-progressisti” qualche cosa di eclatante che imprimesse una discontinuità con la precedente amministrazione Bush. Il colpo grosso era una legge sul controllo delle armi, ma la lobby che ne protegge i fabbricanti era ed è troppo forte. Dunque si cercò qualche cosa d’altro.

L’auto USA viveva la bufera della crisi Chrysler. La lobby dei fabbricanti d’auto era quantomeno indebolita. Obama ordinò all’Epa (l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente) la revisione dei limiti sulle emissioni inquinanti delle vetture e autorizzò la California e altre 13 Stati a fissare standard più severi sui gas di scarico.

La “furbata” di Wolfsburg è stata di aggirare quei limiti creando un software ad hoc. La “sciocchezza” montarlo anche dove non ce n’era alcun bisogno (pare a partire dal 2009), ovvero su tutti i motori 2.0 Turbodiesel del Gruppo. Risultato il mezzo milione di auto targate USA sono diventate le 11 milioni distribuite nel mondo.

La caterva di stupidità, inesattezze e il pressapochismo che purtroppo caratterizza i media del terzo millennio hanno fatto il resto, gettando nel panico i possessori di qualsiasi veicolo diesel e il mondo dell’automotive che teme ripercussioni impreviste e imprevedibili da questo tsunami esploso proprio quando il settore stava faticosamente uscendo da anni di crisi e stagnazione.

Quello che gli americani hanno battezzato eufemisticamente “dieselgate” potrebbe gettare discredito sull’intera industria automobilistica e in primis quella europea. Nessuno lo conferma, ma i centri ricerca e sviluppo di tutte le Case hanno attivato analisi e procedure interne per certificare la loro estraneità ai fatti.

I dirigenti di Wolfsburg avrebbero inoltre fatto bene a comunicare sui giornali a lettere cubitali (come si faceva una volta) che Volkswagen spende ogni anno circa 12 miliardi di euro in ricerca e sviluppo per rendere più sicure e rispettose dell’ambiente le proprie auto. Ma, come ho già detto in altre mie chiacchierate, viviamo all’epoca di internet…

ultimo aggiornamento: 24-09-2015

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