Web Tax 2017, ecco tutto quello che c’è da sapere: cos’è, come funziona e in cosa consiste la tassa pensata per i colossi di internet

Si ritorna a parlare di web tax dopo l’opposizione all’emendamento da parte dell’ex Premier Matteo Renzi. Scopriamo cosa è successo, ma sopratutto cosa è cambiato dal 2013.

Web tax

Cosa si intende per web tax? Si tratta di una misura pensata per far pagare le tasse in Italia ad una serie di aziende multinazionale che, complice un complesso sistema di triangolazioni, pagano delle imposte davvero basse in diversi paesi in cui presentano una delle loro filiali. Un esempio? Si tratta di colossi di internet come Amazon, Apple, Google oppure Facebook. Questi giganti della rete, infatti, presentano una larghissima diffusione dei loro stores online in tutto il mondo e pagano delle imposte variabili a seconda del paese di riferimento. Non solo, queste stesse aziende riservano gran parte dei loro ricavati all’interno di società ospitate presso paesi fiscali che godono di sistemi fiscali vantaggiosi come l’Irlanda o l’Olanda.

La nascita della web tax

Con la nascita della web tax si potrebbero andare a recuperare cifre davvero importanti. Proprio per questo motivo l’emendamento, bocciato senza alcuna remora nel 2013 dall’ex Premier Matteo Renzi, è diventato uno dei punti cardine della nuova manovra – bis deposito in commissione di Bilancio della Camera da Francesco Boccia, Presidente della Commissione. Si tratta di una web tax transitoria che, se approvata, consentirebbe alle aziende della digital company di ricercare un accordo con il Fisco Italiano circa un valore di tassazione della propria organizzazione. Del resto dal 2013 ad oggi sono trascorsi quattro lunghi anni e il mondo del web continua a fare passi da gigante. Il giro di affari delle compagnie web continua a crescere a dismisura e quindi il ricorso ad una web tax sembra essere un passo obbligato.

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