Web Tax 2017 è arrivato il primo via libera dalla Commissione: cosa cambia rispetto al 2013 e quali sono le aziende coinvolte?

Il Parlamento Italiano ha approvato il primo emendamento della nuova manovra fiscale conosciuta con il nome “web tax”. In passato avevamo già sentito parlare di questo emendamento poi bocciato con tanto di tweet nel 2013 da parte dell’ex Premier Matteo Renzi. Ma cosa è cambiato oggi rispetto al passato?

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Web tax 2017

Primo via libera da parte del Parlamento Italiano alla nuova web tax 2017 che ha superato con voti positivi la prima votazione dalla Commissione di Bilancio. A firmare la “manovrina” è Francesco Boccia del Partito Democratico. La web tax definita provvisoria si presenta completamente diversa rispetto al passato cercando di andare incontro a quello che è lo scenario internazionale di internet. Rispetto al 2013, infatti, la nuova web tax provvisoria non richiede alcuna iscrizione a partita iva alle aziende coinvolte. Anzi all’interno dell’emandamento vi è la proposta ai giganti di internet che superano il fatturato di più di 50 milioni di euro in Italia di collaborare con l’Agenzia delle Entrate in modo da valutare se presentano una stabile organizzazione nel nostro paese in modo da pagare una tassazione adeguata.

Di cosa si tratta

Si tratta quindi di una collaborazione dove l’azienda x è tenuta a versare nelle case dello Stato Italiano quando dovuto in modo da risparmiare poi su possibili sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Più che web tax sembrerebbe essere una manifestazione palese da parte delle aziende di internet circa il loro fatturato in modo da non pagare sanzioni elevate in caso di controlli e contestazioni. Negli ultimi anni, infatti, colossi come Google si è trovato a chiudere un accordo con l’Agenzia delle Entrate per il pagamento di 306 milioni di euro, mentre Apple ne ha pagati ben 318 milioni. Il prossimo a pagare sarà Amazon al momento sotto inchiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate. Le aziende coinvolte? I colossi di internet: da Amazon ad Apple, da Google a Facebook.certificato_unicasim

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ultimo aggiornamento: 01-06-2017


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