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Yara Gambirasio: ipotesi tracce sperma giubbotto mai analizzate
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Yara Gambirasio, si riaccende il caso: “Sul giubbotto tracce di sperma mai analizzate”

funerali Yara Gambirasio

Nuovi possibili colpi di scena nell’ambito del caso Yara Gambirasio con Massimo Bossetti condannato. Cosa ha fatto emergere Le Iene.

Nuovi elementi vengono rilanciati dalla difesa di Massimo Bossetti nell’ambito del caso di Yara Gambirasio. Dopo aver ottenuto l’accesso ad alcune particolari immagini, ecco arriva la potenziale svolta. Di questo si è parlato a Le Iene, trasmissione di Italia Uno, dove sono state mostrate alcune informazioni che potrebbero riscrivere l’intero racconto.

Massimo Bossetti
Massimo Bossetti – newsmondo.it

Yara Gambirasio: tracce di sperma sul suo giubbotto

Secondo quanto sostenuto dall’avvocato Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, sul giubbotto e sugli indumenti della tredicenne, Yara Gambirasio, sarebbero emersi risultati compatibili con la presenza di liquido seminale maschile che, all’epoca delle analisi, non sarebbero stati adeguatamente valorizzati.

Bossetti sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita il 26 febbraio 2011. Al centro delle nuove osservazioni ci sono alcune fotografie ad alta definizione, mostrate dalla difesa, relative a cinque test rapidi antigene-anticorpo eseguiti su differenti porzioni del giubbotto e della felpa indossati dalla ragazza.

Le immagini a Le Iene: il video

Le immagini, secondo la consulenza presentata dalla difesa, evidenzierebbero una positività al liquido seminale maschile. Un risultato che, sempre secondo questa ricostruzione, sarebbe stato invece indicato nelle relazioni ufficiali come “esito negativo”.

Il genetista Marzio Capra ha contestato proprio l’interpretazione attribuita ai test. “Qualsiasi scienziato forense avesse ottenuto questo risultato avrebbe dovuto catalogarlo come positivo o comunque da approfondire”, ha sostenuto. Capra ha aggiunto sempre nel servizio de Le Iene che nella documentazione alcuni campioni risultano classificati come negativi, mentre, a suo giudizio, anche il test effettuato sulla felpa avrebbe fornito un riscontro positivo, seppure debole.

Secondo il genetista, una positività di questo tipo sarebbe compatibile con le condizioni alle quali il reperto è rimasto esposto per circa tre mesi, tra pioggia, gelo e altre intemperie. La consulenza della difesa ha evidenziato inoltre quella che viene considerata un’incongruenza nella valutazione di altri test, nei quali sarebbe stata indicata una positività, certa o debole, nonostante le immagini non mostrerebbero tale risultato.

Da qui la richiesta di procedere con nuovi accertamenti. “Per noi è fondamentale ripetere ed approfondire questi test”, ha concluso Capra, richiamando la maggiore sensibilità degli strumenti tecnologici oggi disponibili rispetto a quelli utilizzati all’epoca.

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ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2026 12:02

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