Il no della Uefa al voluntary agreement rappresenta per Yonghong Li e il Milan un brutto colpo. L’organismo europeo non è affatto convinto dell’assetto azionario del club rossonero.

La decisione era nell’aria e nella giornata di ieri è arrivata l’ufficialità con questo comunicato: “La Camera Investigativa dell’indipendente Organo di Controllo Finanziario dei Club UEFA ha analizzato la richiesta presentata dall’AC Milan per quanto riguarda il voluntary agreement previsto dal regolamento del Financial Fair Play (FFP). Dopo un attento esame di tutta la documentazione presentata e delle spiegazioni fornite, la Camera ha deciso di non concludere il voluntary agreement con l’AC Milan. In particolare, la Camera ha considerato che, a oggi, ci sono ancora delle incertezze per quanto riguarda il rifinanziamento del debito che deve essere rimborsato a ottobre 2018 e le garanzie finanziarie fornite dai maggiori azionisti. L’AC Milan continuerà ad essere soggetto all’attuale monitoraggio e la situazione verrà valutata di nuovo nei primi mesi del 2018”.

Brutto colpo per Yonghong Li

Il no della Uefa al Milan – si legge su La Gazzetta dello Sport – sottoporrà il club rossonero a una serie di sanzioni e limitazioni che verranno decise in primavera. Il board del calcio continentale non ha ritenuto convincente il piano finanziario presentato dall’ad Fassone, in particolare circa i ricavi commerciali. Inoltre, a non convincere la Uefa è l’assetto azionario del Milan, gestito al 99,93% da Yonghong Li attraverso una catena di controllo e di finanziamenti che va da Hong Kong alle Isole Vergini Britanniche al Lussemburgo. Il patron cinese rossonero non convince sul piano della trasparenza e su quello della consistenza del patrimonio personale.

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ultimo aggiornamento: 16-12-2017


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