Le quattro evasioni di Yoshie Shiratori dalle carceri di Aomori, Akita, Abashiri e Sapporo, fino alla liberazione nel 1961.
Tra il 1936 e il 1947, Yoshie Shiratori riuscì a evadere quattro volte da altrettante carceri giapponesi. Le sue fughe gli valsero il soprannome di “re delle evasioni” dell’era Shōwa e lo trasformarono in una figura sospesa tra cronaca criminale e leggenda.
Nato nella prefettura di Aomori il 31 luglio 1907, Shiratori crebbe in condizioni difficili e svolse diversi lavori prima di dedicarsi al gioco d’azzardo e ai furti. Nel 1933 partecipò a una rapina durante la quale un uomo venne ucciso. Shiratori negò di essere stato l’autore materiale dell’omicidio, ma venne condannato anche per quel delitto.
Durante la detenzione denunciò ripetutamente le condizioni carcerarie e il trattamento ricevuto. Nel giugno 1936 mise in atto la sua prima fuga dal carcere di Aomori: utilizzò un filo metallico per aprire la cella e uscì attraverso un lucernario. Fu catturato tre giorni dopo.

Yoshie Shiratori: da Akita alla celebre fuga di Abashiri
Dopo la nuova condanna, Shiratori venne trasferito nel carcere di Akita. Fu rinchiuso in una cella con pareti rivestite di rame, soffitto alto e una piccola apertura. Nel 1942 riuscì a liberarsi dalle manette, raggiunse il lucernario e rimosse progressivamente parti del telaio in legno. Scelse una notte di tempesta per uscire senza essere udito.
Ricatturato dopo circa tre mesi, venne inviato nel carcere di Abashiri, nell’isola di Hokkaido, considerato particolarmente difficile da violare. La versione tramandata dalle testimonianze racconta che Shiratori versò ripetutamente la zuppa di miso sulle manette e sulle parti metalliche dello sportello della cella, sfruttandone il sale per favorire la corrosione.
Il 26 agosto 1944, approfittando dell’oscuramento imposto durante la guerra, riuscì a passare attraverso la stretta apertura usata per consegnare i pasti. Quella di Abashiri divenne la più famosa delle sue evasioni, oggi ricordata anche attraverso una ricostruzione esposta nel museo dell’ex carcere.
Il tunnel di Sapporo e la liberazione
Dopo circa due anni di latitanza, Shiratori venne coinvolto nella morte di un agricoltore durante una colluttazione. Condannato inizialmente alla pena capitale, fu rinchiuso nel carcere di Sapporo.
Il 31 marzo 1947 realizzò la quarta evasione. Poiché le guardie sorvegliavano soprattutto il soffitto, Shiratori tagliò le assi del pavimento e scavò un tunnel usando anche le ciotole dei pasti. Rimase libero per circa un anno, prima di essere nuovamente arrestato.
La Corte superiore di Sapporo riconobbe successivamente la natura difensiva della colluttazione con l’agricoltore, annullò la condanna a morte e gli inflisse vent’anni di reclusione. Trasferito nel carcere di Fuchū, vicino a Tokyo, Shiratori mantenne una buona condotta e non tentò altre fughe.
Ottenne la libertà condizionale nel 1961 e svolse diversi lavori fino alla morte, avvenuta per infarto il 24 febbraio 1979, a 71 anni. La sua storia ispirò il romanzo Hagoku di Akira Yoshimura. Le quattro evasioni sono un fatto documentato, mentre alcuni dettagli spettacolari aggiunti nel tempo appartengono alla leggenda costruita intorno al suo nome.