Emergenza coronavirus, zona rossa a Nembro e Alzano: cosa è successo e chi avrebbe dovuto istituirla.

La mancata zona rossa a Nembro e Alzano è una delle pagine di storia dell’emergenza coronavirus al vaglio degli inquirenti.

La Procura di Bergamo continua ad indagare e ascolta tutte le persone informate sui fatti. Ha convocato e ascoltato Gallera e Fontana, per fare il punto sulla situazione lombarda, poi ha convocato Conte, Speranza e Lamorgese per capire appieno la situazione romana.

La riflessione di fondo è una. La situazione epidemiologica suggeriva di isolare Nembro e Alzano con una zona rossa che invece non è stata istituita. Non lo ha fatto il governo, che fino a quel momento si era assunto la responsabilità delle chiusure, e non lo ha fatto la Regione Lombardia, che pure avrebbe potuto.

Giuseppe Conte
16/05/2020 Roma – conferenza stampa Presidente del Consiglio dei Ministri / foto Alessandro Serrano’/Pool/Insidefoto/Image nella foto: Giuseppe Conte

La mancata zona rossa a Nembro e Alzano

Proviamo a fare chiarezza ricostruendo la vicenda avvalendoci anche dei numeri, che in questo caso hanno un’importanza decisamente rilevante. Il primo allarme sulla provincia di Bergamo scatta il 27 febbraio, quando la Regione Lombardia evidenzia la presenza di un nuovo focolaio. A quella data Nembro è uno dei Comuni monitorati per il numero di contagi, ad Alzano se ne contano otto ma si parla di un focolaio sviluppatosi nell’ospedale. Il rischio segnalato da diversi esperti è che la situazione potesse complicarsi nel giro di pochi giorni. Come in effetti sarebbe avvenuto.

Già al 1 marzo Nembro ha più di quaranta casi interni di coronavirus, mentre Alzano sfiora quota venti. Ancora in quella data dalla Regione Lombardia nessuno spinge per una chiusura della zona, almeno pubblicamente. Neanche da Roma arrivano allarmi degni di nota.

Iniziano però i confronti tra la Regione Lombardia e il governo. Si analizza la situazione, prende forma la consapevolezza che la situazione è delicata ma niente si muove, almeno dal punto di vista operativo. a rompere gli indugi ci pensa il Comitato Tecnico Scientifico, che suggerisce la chiusura della zona di Alzano Lombardo e Nembro.

Palazzo Chigi
Palazzo Chigi

Il dispiegamento di forze dell’ordine

A questo punto assume una grande importanza un dato riferito da il Corriere della Sera. Il 5 marzo nella zona arrivano i carabinieri del Reggimento di Milano, pronti a chiudere la zona. Ci sono anche agenti di polizia e militari dell’Esercito, oltre che i finanzieri. Insomma, erano stati fatti confluire tutti gli uomini necessari per il controllo della zona rossa. Zona rossa che però non scatterà mai, fino al 9 marzo, quando si procede con la chiusura dell’Italia intera.

Carabinieri macchina
Carabinieri macchina

Chi avrebbe dovuto istituire la zona rossa?

Chiarito che i numeri suggerivano la chiusura della zona e chiarito che questo non è avvenuto, resta da capire chi avrebbe dovuto istituire la zona rossa. E qui la parola passa necessariamente alla Procura di Bergamo.

Quello che possiamo fare all’11 giugno è riportare le visione dei personaggi coinvolti nella vicenda. Per Fontana e Gallera la zona rossa doveva essere istituita dal governo. Palazzo Chigi si era assunto la responsabilità di chiudere Vo’ Euganeo, ad esempio. Alla luce di quanto avvenuto dall’inizio dell’epidemia, i vertici della Regione Lombardia erano convinti che l’ordine dovesse partire da Roma.

Giuseppe Conte dal canto suo ha fatto sapere di non essere preoccupato per la convocazione da parte della Procura di Bergamo, dove si presenta come persona informata sui fatti. La posizione del governo è chiara. La Regione avrebbe potuto istituire la zona rossa nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione.

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ultimo aggiornamento: 11-06-2020


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