Zvonimir Boban: un numero 10 scorbutico e raffinato

La carriera rossonera di Zorro, il calciatore croato più amato nella storia del Milan.

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Boban Milan – “Il Milan non ha fatto acquisti di livello. Sono tutti buoni giocatori, ma a San Siro i buoni giocatori rischiano di far fatica“. Così Zvonimir Boban ha ieri commentato il mercato rossonero di questo inizio estate, causando le ire di non pochi tifosi. D’altronde, Zvone non è mai stato un uomo con molti peli sulla lingua, anzi. Il numero 10 croato, carismatico come pochi, ha sempre espresso la propria verità, infischiandone del pensiero altrui. A volte esagerando, altre no. Non a caso saltò i Mondiali di Italia ’90 per squalifica, dopo aver preso a calci un poliziotto reo di aver colpito a manganellate un tifoso. Indipendentista orgoglioso, carattere scorbutico e nemico dell’ingiustizia. Un calciatore semplicemente splendido. Ripercorriamo insieme la sua lunga avventura in rossonero, condita di trionfi, gol, e anche qualche delusione.

Boban Milan: lo spadaccino dai piedi fatati

I primi anni. A 22 anni, Zorro Boban era già un idolo per i propri compatrioti. Nell’episodio sopra citato, aveva rischiato la carriera in nome di un ideale e la cosa non era certo passata inosservata. Anche fuori dai confini nazionali, molti si erano accorti di lui. Tra questi Fabio Capello, che testardamente volle portarlo in rossonero, contro la volontà del presidente Berlusconi, nell’estate del ’91. “Scelsi il Milan perché era difficile giocare per loro, c’era tanta concorrenza”, dichiarò Boban. Questo è carattere. Nonostante questo e le indubbie qualità tecniche, i primi mesi in Italia non furono semplici per l’esile Zvone. Venne mandato in prestito al Bari, dove giocò solo 17 partite, complice l’aver contratto l’epatite A dopo aver ingerito del pesce crudo in un ristorante del centro. Riuscì comunque a farsi notare e a tornare al Milan con una buona dose d’esperienza.

I successi in rossonero. Col tempo, Zorro riuscì a conquistare una maglia da titolare, mettendo in mostra la propria classe a suon di prestazioni maiuscole, condite da assist e qualche gol. Il 1994 fu un anno d’oro: vinse la sua unica Champions League in carriera, conobbe e sposò Leonarda, un’autentica colonna nella sua vita. Nelle stagioni successive non riuscì sempre a manenersi su altissimi livelli, complice l’esasperata tattica del nostro campionato. Tuttavia, in rossonero rimase per nove stagioni, tra alti e bassi, collezionando fino al principio del XXI secolo 251 presenze e 30 gol. Oltre alla Champions, riuscì a vincere quattro scudetti, risultando decisivo per l’ultimo, nel 1999: pur in contrasto con il tecnico Zaccheroni, da trequartista dietro le due punte riuscì a fare la differenza. Tecnica, grande classe e incredibile corsa: caratteristiche che lo rendevano diverso calciatore amato da compagni e tifosi. Dirà di lui un altro eccellente trequartista rossonero, Rui Costa: “Boban è così bravo che ti vien voglia di sederti in mezzo al campo e guardarlo mentre gioca“.

L’addio. Zvone lasciò il Milan ufficialmente il 3 agosto del 2001, per chiudere la propria carriera con poche presenze al Celta Vigo. La 10 rossonera passò proprio sulle spalle di Rui Costa. Nella gara finale della propria carriera al Milan, San Siro gli riservò una standing ovation straordinaria, che pochi altri potevano vantare fino allora e potranno vantare anche successivamente. Boban spiegò così il suo addio: “Al Milan sono stato felice, è stato bellissimo ed è giusot lasciarci adesso, quando sta nascendo un nuovo Milan, un altro Milan che non sarà sicuramente più mio. Non sarebbe bello correre il rischio di rovinare un rapporto che è durato un decennio“. Chapeau!