Strage di Viale Lazio, l'atto finale della prima guerra di mafia

10 dicembre, cinquant’anni fa la Strage di Viale Lazio a Palermo: viene ucciso Michele Cavataio

La Strage di Viale Lazio a Palermo, avvenuta mezzo secolo fa, segna la resa dei conti della prima guerra di mafia. Ucciso il boss Cavataio.

Il 10 dicembre 1969 avveniva la Strage di Viale Lazio. Al culmine della prima guerra di mafia, un commando formato da uomini dei Corleonesi, della cosca di Santa Maria del Gesù e di Riesi, fa irruzione negli uffici del costruttore Moncada, nel cuore di Palermo, e elimina Michele Cavataio.

Il commando della Strage di Viale Lazio

Sono circa le sette e mezza di sera quando, travestiti da agenti di polizia, in Viale Lazio arrivano Salvatore Riina, Bernando Provenzano, Calogero Bagarella, Emanuele D’Agostino, Gaetano Grado e Damiano Caruso. L’obbiettivo dei killer è Michele Cavataio, detto Il Cobra, capo della famiglia dell’Acquasanta ritenuto colpevole di avere scatenato la guerra fra le famiglie mafiose.

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Bagno di sangue

I primi colpi vengono sparati contro tre dipendenti, che rimangono freddati. Secondo una versione dei fatti, fu Caruso, il più giovane, colto da paura, ad aprire il fuoco per primo sugli impiegati disarmati. Secondo la versione di Grado, poi divenuto pentito, a sparare sugli impiegati fu invece Provenzano.
Cavataio provò a reagire con la sua Colt Cobra, ma venne colpito più volte e cadde a terra. Provenzano, per controllare se questi fosse morto o meno, gli diede un calcio ai piedi: ancora vivo, Cavataio esplose all’improvviso un colpo di pistola al petto di Bagarella, mirando poi al viso di Provenzano, ma la sua arma non aveva più munizioni. Provenzano a sua volta cercò di sparargli una raffica di mitra, ma l’arma si inceppò e allora gli fracassò il cranio con il calcio della sua Beretta, prima di finirlo definitivamente con un colpo di pistola alla testa.

ultimo aggiornamento: 10-12-2019

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