Bernardo Provenzano è stato il capo di Cosa Nostra dopo l’arresto di Riina. Arrestato l’11 aprile 2006 è morto nel 2016.

Quindici anni fa finiva la latitanza di Bernardo Provenzano, uno dei capi di Cosa Nostra. Era infatti l’11 aprile 2006 quando gli uomini della Squadra Mobile di Palermo e dello Sco della Polizia di Stato eseguirono il blitz in un casolare nelle campagne di Corleone, mettendo le manette ai polsi del numero uno della mafia.

11 aprile 2006, fine della latitanza

Una latitanza record quella del “padrino” corleonese, ricercato dal 10 settembre 1963, allorché si rese irreperibile in seguito alla denuncia dei carabinieri. Gli inquirenti focalizzarono la loro attenzione sui “pizzini“, attraverso i quali il boss comunicava con i familiari e con il clan. I poliziotti riuscirono così a individuare il casolare sospetto: dopo 10 giorni di appostamenti fu decisa l’irruzione, che ebbe successo.

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Bernardo Provenzano boss della mafia

La lunga carriera criminale di Provenzano parte da Corleone, con Totò Riina e Luciano Liggio. Il gruppo prende il comando eliminando Michele Navarra, boss e notabile del Paese.
Da quel momento, il clan aumentò i propri affari, anche su Palermo. Particolarmente cruenta la “strage di Viale Lazio” nella quale il commando uccide il boss Michele Cavataio, finito dallo stesso Provenzano, che in quell’occasione si conquistò l’appellativo di “Binnu u tratturi“.
Dopo la seconda guerra di mafia, i corleonesi conquistarono il comando di Cosa Nostra. Fino al 1993 Riina ne fu il capo indiscusso, guidando la strategia terroristica mafiosa. E dopo l’arresto di Leoluca Bagarella lo scettro del comando passò indiscutibilmente nelle mani di Provenzano.


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