Il 16 settembre 1985, a Roma, avvenne l’Attentato al Café de Paris di via Veneto. Un estremista palestinese lanciò due bombe a mano, ferendo 39 persone.

Era il 16 settembre 1985 quando la Capitale riviveva il terrore degli “Anni di piombo“. L’Attentato al Café de Paris non provocò morti – ma tanti feriti – solo per alcune fortunose casualità.

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L’ Attentato al Café de Paris, 16 settembre 1985

Quella sera il ventisettenne estremista palestinese, Ahmad Hassan Abu Alì Sereya, nato in Libano, entrò nel locale sito in via Veneto, lanciando due bombe a mano del tipo ad “ananas” (modello F1 di fabbricazione sovietica) tra i tavolini del locale affollato di turisti. Un solo ordigno esplose, provocando 39 feriti di cui numerosi gravi. L’altra bomba venne successivamente disinnescata dagli artificieri. Un poliziotto rincorse Seleya e nei pressi di piazza Fiume lo arrestò. Gli altri due terroristi si dettero alla fuga a bordo di un veicolo. L’attentatore è stato condannato a 17 anni di carcere.

I terroristi di Abu Nidal

L’azione, effettuata nella ricorrenza del massacro di Sabra e Shatila, fu rivendicata dall’Organizzazione Rivoluzionaria dei Musulmani Socialisti (ORMS) dell’area riconducibile ad Abu Nidal. Il luogo scelto divenne un obiettivo, in quanto a poca distanza dall’Ambasciata degli Stati Uniti.

Roma bersaglio

La Capitale fu teatro, nello stesso anno, di un altro attentato, con esito ben più grave. Il 27 dicembre 1985, all’Aeroporto di Fiumicino, un gruppo di terroristi palestinesi, dopo aver gettato bombe a mano, aprì il fuoco con raffiche di mitra sui passeggeri in coda per il check-in dei bagagli presso gli sportelli della compagnia aerea nazionale israeliana El Al e dell’americana TWA. Nell’attacco furono uccise 13 persone e 76 furono ferite.

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ultimo aggiornamento: 16-09-2021


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