Il 23 luglio 1930 un violento terremoto si abbatté in Irpinia e Vulture, nell’Appennino meridionale. Il sisma provocò 1.404 morti.

Il terremoto che si abbatté sull’Irpinia e sul Vulture il 23 luglio 1930 è stato uno degli eventi sismici più gravi del XX secolo in Italia.

Terremoto del 23 luglio 1930

Il sisma ebbe una magnitudo momento 6,7 (X grado della Scala Mercalli) con epicentro in Irpinia, tra Lacedonia e Bisaccia. Il terremoto prese anche il nome dal monte Vulture, alle cui pendici si verificarono ingenti danni, e comunque colpì diffusamente la Basilicata, la Campania e la Puglia.

Morte e distruzione

Il terremoto causò la morte di 1.404 persone prevalentemente nelle province di Avellino e Potenza, interessando oltre 50 comuni di 7 province. Esso avvenne in concomitanza con la trebbiatura del grano e, quindi, gran parte della popolazione stava dormendo in campagna al momento del sisma. Ciò evitò che il numero delle vittime fosse maggiore.

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L’avvio della ricostruzione

Il Consiglio dei ministri del 29 luglio 1930 stanziò 100 milioni di lire, somma tuttavia inadeguata a coprire i danni e che, alla fine, si fermò a 160 milioni, malgrado le richieste del ministero dei Lavori Pubblici. La restante parte del costo di ricostruzione doveva essere coperta da mutui, esenti da imposte, la cui erogazione venne affidata al “Consorzio per le sovvenzioni ipotecarie” del Banco di Napoli.


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