La Strage di via Palestro avvenne il 27 luglio 1993 a Milano, presso la Galleria d’arte moderna. L’ordigno, piazzato dalla mafia, provocò 5 morti.

La Strage di via Palestro fu un attentato dinamitardo di Cosa Nostra compiuto a Milano. A terra restarono 5 morti e 12 feriti.

Le bombe del ’93

La mafia, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, proseguì la strategia degli attentati anche nell’anno successivo, nonostante l’arresto del Capo dei capi Riina (15 gennaio 1993). Cosa Nostra decise di esportare la violenza e il terrore dalla Sicilia al continente, puntando a obbiettivi sensibili di interesse turistico. A fine maggio, in via dei Georgofili, nei pressi della Galleria degli Uffizi a Firenze, una bomba uccide una intera famiglia di quattro persone e uno studente.

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La Strage di via Palestro

La sera del 27 luglio 1993 l’agente di Polizia Locale Alessandro Ferrari notò la presenza di una Fiat Uno – rubata qualche ora prima – parcheggiata in via Palestro, di fronte al Padiglione di arte contemporanea, da cui fuoriusciva un fumo biancastro e quindi richiese l’intervento dei Vigili del fuoco, che accertarono la presenza di un ordigno all’interno dell’auto.
Tuttavia, qualche istante dopo, l’autobomba esplose ed uccise l’agente Alessandro Ferrari e i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno ma anche l’immigrato marocchino Moussafir Driss, che venne raggiunto da un pezzo di lamiera mentre dormiva su una panchina.

Il processo

Le indagini portarono al processo e alla condanna dei responsabili: Giovanni e Tommaso Formoso, Pietro Carra, Cosimo Lo Nigro, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Gaspare Spatuzza, Luigi Giacalone, Antonino Mangano, Salvatore Benigno, Antonio Scarano, Salvatore Grigoli.


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