Interessanti retroscena svelati da Matteo Renzi riguardo il suo passato da Premier e alcune proposte non accettate.
Sempre aperto al confronto, come dimostrato anche di recente partecipando alla kermesse di Fratelli d’Italia di Atreju, Matteo Renzi è stato protagonista di una interessante intervista al magazine Sette del Corriere della Sera nella quale ha avuto modo di rivelare alcuni retroscena legati alle famose dimissioni dopo il Referendum del 2016 e alle sue dimissioni dal ruolo di Premier.

Matteo Renzi: il Referendum del 2016 e le dimissioni
Nel corso della sua intervista a Sette del Corriere della Sera, di cui riportiamo solo alcuni brevi estratti, Matteo Renzi è tornato a parlare dell’ormai famoso Referendum del 2016 a seguito del quale diede le sue dimissioni dal ruolo di Premier. L’attuale leader di Italia Viva ha spiegato di non essersi mai pentito di quella scelta e ha rivelato anche il momento esatto in cui capì di aver “perso”.
“I sondaggi erano positivi fino a giugno. Poi il patatrac: la Brexit, i risultati delle comunali con le vittorie grilline e infine Trump. Io ci ho creduto fino alla fine”, ha detto Renzi. “Quando però la domenica mattina mi sono messo in fila per votare e ho visto la coda ho capito che era finita: la gente non votava per la Costituzione ma contro il governo. E infatti mentre andavamo alla messa ho detto ad Agnese: abbiamo perso. Abbiamo lasciato i ragazzi con i nonni e siamo arrivati a Palazzo Chigi all’ora di pranzo per gestire la sconfitta”.
Le proposte “americane” non accettate
A precisa domanda in merito ad un eventuale pentimento sull’aver legato le sorti del suo Governo al Referendum, Renzi ha risposto: “Non sono stato io a personalizzare le riforme: era il mio governo che era nato per quello. L’unico errore che mi rimprovero è stato non dimettermi il giorno prima del referendum, come avevo pensato”.
Nel corso dell’intervista, a proposito di rimpianti, il leader di Italia Viva ha anche rivelato di aver ricevuto delle proposte interessanti dopo quel Referendum ma di non averle accettate. “Quella notte (dei risultati del voto ndr) ero tranquillissimo: volevo trasferirmi negli Stati Uniti e lavorare nel settore privato. Avevo offerte molto vantaggiose e sarebbe stato un cambio di vita affascinante. Volevo solo garantire un passaggio di consegne ordinato per rispetto istituzionale. Ma io ero sollevato e tranquillo”, ha aggiunto.