Giuseppe Conte, la lettera: dal sosia al ruolo di Premier
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Giuseppe Conte stupisce tutti con una lettera: il contenuto fa parlare

Giuseppe Conte

Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha voluto parlare apertamente con una lettera inoltrata al Corriere della Sera.

Dopo aver esultato nelle scorse per il traguardo raggiunto in relazione al referendum giustizia, ecco Giuseppe Conte tornare protagonista con una lettera molto importante. Il leader del Movimento 5 Stelle la ha inoltrata al Corriere della Sera per rispondere ad alcune situazioni che non gli sono andate a genio che lo avevano visto essere definito come “sosia” di se stesso.

primo piano di Giuseppe Conte
Giuseppe Conte – newsmondo.it

Giuseppe Conte: “Non sono il sosia di me stesso”

Nella sua lettera inviata al Corriere della Sera, Giuseppe Conte ha voluto rispondere “all’accusa”, si fa per dire, di essere sosia di se stesso di quando era Presidente del Consiglio. “Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al Governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alleanze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza”.

Tra i vari passaggi: “Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti ho anche detto ‘no’, quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale”.

Il pentastellato: “Se fossi io Premier…”

Conte ha aggiunto alcuni passaggi importanti relativi all’ipotesi si oggi fosse di nuovo Premier: “Con Trump ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori. Con gli Stati Uniti mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2% del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi il Governo Meloni firma impegni al 5% sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse”.

Da qui l’ulteriore spiegazione: “Accettando la suggestione, ‘se Conte fosse premier’ l’Italia avrebbe sanzionato Israele, avrebbe imposto l’embargo delle armi e lo stop alle collaborazioni militari con gli autori di un genocidio. Come quando – per primo – ho firmato lo stop della vendita di armi a giganti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti perché spargevano sangue in Yemen violando il diritto internazionale. Se Conte fosse premier avrebbe lavorato per compattare l’Ue e minacciare con fermezza contro-dazi anziché accettare tariffe al 15% […]”, ha aggiunto Conte nella lettera al Corriere di cui vi abbiamo riportato solo alcuni estratti.

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ultimo aggiornamento: 18 Gennaio 2026 9:40

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