Chiuso l’accordo sugli scambi commerciali dopo un ventennio di trattative tra India e Ue. La soddisfazione di Ursula von der Leyen.
Non solo la recente querelle legata al suo stipendio. Ursula von der Leyen in queste ore, in rappresentanzia dell’Unione Europea, è stata protagonista di un accordo storico tra Ue, appunto, e l’India. Le parti hanno concordato le condizioni per il libero scambio che apre le porte di un mercato composto da 2 miliardi di persone.

Ue-India, l’accordo sul libero scambio
Ue e India hanno siglato un accordo di libero scambio. Una situazione definita “storica” dopo anni di trattative e che apre le porte di un mercato composto da 2 miliardi di persone. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e Antonio Costa, il presidente del Consiglio Europeo, lo hanno annunciato da Nuova Delhi, insieme al primo ministro indiano Narendra Modi.
Si tratta di un accordo storico, un patto “chiave” per un’Unione Europea che ha perso il pieno sostegno di un alleato politico ed economico forte come gli Stati Uniti e che ha bisogno di nuove rotte e partner commerciali.
La soddisfazione di Ursula von der Leyen
“Europa e India stanno scrivendo oggi una pagina di storia. Abbiamo concluso l’intesa più importante di sempre creando una zona di libero scambio che coinvolge due miliardi di persone e porterà vantaggi a entrambe le parti. Questo è solo l’inizio: rafforzeremo ulteriormente la nostra relazione strategica”. Sono state queste le parole via social della von der Leyen a seguito dell’accordo siglato con l’India.
Da quanto filtra, tale accordo ridurrà in maniera sostanziale le barriere tariffarie e non tariffarie, tagliando dazi per 4 miliardi di euro e riducendo tariffe, spesso proibitive, per le esportazioni dell’agroalimentare europeo. Giusto per citare alcuni casi emblematici, i dazi sui vini passeranno dal 150% al 75% all’entrata in vigore dell’accordo e, nel tempo, scenderanno ancora a livelli fino al 20%. Stesso discorso per quanto concerne i dazi sull’olio d’oliva. Tali tariffe scenderanno dall’attuale 45% allo 0% in cinque anni.