Un angelo in chiesa con il volto di Giorgia Meloni: il caso nella Basilica di San Lorenzo in Lucina. Il restauro dello “scandalo”.
Mentre la Premier Giorgia Meloni è impegnata in questioni decisamente importanti nelle ultime ore come la condanna per i fatti nel Torinese per Askatasuna, ecco la Presidente del Consiglio essere coinvolta in un vero e proprio caso che ha fatto gridare allo scandalo. Nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, un angelo presente in un affresco è stato restaurato con quello che per alcuni è sembrato il suo volto.

Giorgia Meloni: l’angelo con “il suo volto” in chiesa
Un vero e proprio caso è scoppiato nelle ultime ore coinvolgendo la Premier italiana Giorgia Meloni. La domanda è molto semplice: è lei o non è lei? Stiamo parlando di quanto accaduto all’interno dell’antichissima basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma dove un affresco è stato restaurato generando grandi polemiche. Il motivo? Un angelo sarebbe stato “aggiustato” con quelle che per alcuni sono sembrate le sembianze della Presidente del Consiglio.
L’angelo che parrebbe essere somigliante alla Premier, come riferito da diversi media, si trova in una cappella che su una parete ospita il busto di Umberto II di Savoia: regge un cartiglio con disegnato lo Stivale e fronteggia un altro angelo che porge la corona al sovrano in esilio. Secondo molte persone, il volto della Meloni è fin troppo evidente.
Le polemiche e le varie posizioni
A commentare la polemica scaturita dal restauro dell’affresco è stata la stessa Meloni che pubblicando via social una foto dell’opera ha scritto: “No, decisamente non somiglio a un angelo”. Polemica chiusa? Assolutamente no. Anzi. Dalle opposizioni è subito scoppiato il caso: “Quanto emerso non è accettabile. L’ipotesi che un intervento di restauro su un bene tutelato possa aver prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo”, ha fatto sapere Irene Manzi, “rappresenta una potenziale e grave violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio […]”.
Imbarazzo filtra anche dal Vaticano. Dal Vicariato della diocesi di Roma, come riferito dall’Ansa, filtrerebbe “stupore e imbarazzo”. Monsignor Daniele Micheletti, rettore del Pantheon e della basilica, dopo aver letto la notizia è andato a verificare di persona e ha spiegato sempre all’Ansa: “In effetti una certa somiglianza c’è. Io avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com’era […]”.