Ha raccontato a tuttotondo alcuni aneddoti sulla sua vita: la confessione molto intima di Paolo Del Debbio sulla sua famiglia.
Dopo essersi messo in evidenza in modo estremamente umano nei confronti della famiglia del piccolo Domenico, il bambino col cuore bruciato morto al Monaldi, ecco Paolo Del Debbio raccontarsi in prima persona e mettersi a nudo con il grande pubblico. Il giornalista e conduttore ha confessato alcune cose molto intime legate alla sua famiglia. Dichiarazioni che nessuno poteva aspettarsi.

Paolo Del Debbio e la situazione sentimentale
Ospite della trasmissione di Canale 5, ‘Verissimo’, Paolo Del Debbio ha avuto modo di soffermarsi su diversi aspetti della sua vita privata e professionale. Molto particolare il passaggio legato all’amore. Il giornalista ha ammesso di essere single da qualche tempo e di aver sofferto parecchio di recente. “Sono single. Sono 2-3 anni che lo sono. Ho avuto prima un’esperienza finita male. Una brutta esperienza di tanta sofferenza e per un po’ non ho avuto voglia. Adesso è qualche tempo che mi è tornata voglia di essere amato e di amare”.
La confessione intima sulla famiglia
E a proposito di amore e di affetti, Del Debbio ha raccontato il suo forte legame con il padre Velio, figura fondamentale nella sua vita: “Quello che ho lo devo a lui e a mia mamma”. Il padre aveva vissuto un’esperienza drammatica durante la guerra e anche questo ha contribuito a formare lui e tutta la famiglia. “È stato due anni in un campo di concentramento in Germania. È morto giovane, a 56 anni, perché era rimasto molto provato fisicamente”.
Il giornalista ha quindi svelato a Verissimo qualcosa di mai detto prima: “La mattina doveva presentarsi alle cinque con il freddo della Germania, in camicia di cotonaccio come si vede nei film. Ma si svegliava prima per farsi la barba. In Germania gli avevano tolto la libertà, ma non la dignità”, ha precisato Del Debbio spiegando quel gesto del padre che è stato un insegnamento che l’uomo gli ripeteva spesso. “Non badare alle cose, l’importante è mantenere la dignità. Se ce l’ho fatta io in un campo di concentramento, ce la puoi fare anche tu“.