Ramon Berloso è il nome legato al duplice omicidio di due escort tra marzo e maggio 2010 in Friuli. Arrestato dopo la confessione.
Ancora oggi, la vicenda di Ramon Berloso rappresenta un caso limite, emblematico per la ferocia dimostrata e per la rapidità con cui la situazione è precipitata verso il peggio. Il suo nome è legato al duplice omicidio di due escort scomparse in Friuli nella primavera del 2010, un caso che sconvolse il Nord Est e che si chiuse con la sua confessione.
Berloso, goriziano di 35 anni, venne fermato alla stazione di Padova il 20 luglio 2010 e portato in Questura a Udine, dove indicò agli investigatori il luogo in cui erano stati sepolti i corpi delle due donne.
I due omicidi e i dettagli che resero il caso sconvolgente
Le vittime erano Diana Alexiu, romena di 24 anni, scomparsa il 20 maggio 2010, e Ilenia Vecchiato, veneziana di 28 anni, sparita nel marzo dello stesso anno. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti dopo la confessione, Berloso le attirò a sé dopo contatti presi nel mondo della prostituzione e poi le uccise in momenti diversi.
Nel racconto fornito agli investigatori, Ilenia sarebbe stata colpita con una barra di ferro, mentre Diana sarebbe stata prima stordita e poi uccisa con i dardi scagliati da una balestra. Entrambe vennero poi sepolte sul greto del torrente Torre, nei pressi di Tapogliano, in provincia di Udine.

A rendere il caso ancora più inquietante fu anche il movente indicato nella prima fase delle indagini. Il procuratore di Udine spiegò che Berloso aveva parlato di delitti compiuti per denaro: dopo aver ucciso le due donne, avrebbe sottratto contanti, telefoni e auto, usando poi uno dei cellulari rubati per cercare di contattare un’altra escort. Fu proprio questa attività sui telefoni delle vittime a permettere agli investigatori di risalire a lui e di stringere il cerchio in poco tempo.
Il precedente omicidio, l’arresto e la morte prima del processo
Il caso colpì ancora di più perché Ramon Berloso non era sconosciuto alla giustizia. Già nel 1996 era stato condannato per omicidio preterintenzionale per la morte di un 18enne, avvenuta nel 1993 durante una rissa nelle campagne di Farra d’Isonzo. Secondo la ricostruzione riportata all’epoca, il giovane era caduto in una pozzanghera di fango ed era morto soffocato. Quel precedente tornò subito al centro dell’attenzione quando venne fuori il suo nome nelle indagini sul duplice delitto del 2010.
Dopo l’arresto e la confessione, però, non si arrivò mai a un processo. Il 5 agosto 2010 Berloso tentò il suicidio nel carcere di Udine, dove era detenuto in isolamento. Venne soccorso e trasferito in ospedale, ma le sue condizioni apparvero subito gravissime. Morì il 20 agosto 2010 all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. È anche per questo che il suo nome è rimasto nella cronaca nera italiana in modo così netto: per la ferocia dei delitti, per il precedente già pesantissimo che aveva alle spalle e per una vicenda giudiziaria interrotta prima ancora di arrivare in aula.