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Donato Bilancia, chi era il serial killer noto come “mostro dei treni”
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Donato Bilancia, chi era il serial killer noto come “mostro dei treni”

stazione del treno

Donato Bilancia è stato uno dei serial killer più noti della cronaca italiana: tra il 1997 e il 1998 uccise 17 persone tra Liguria e Piemonte.

Donato Bilancia appartiene a quella cerchia di nomi che la storia criminale del nostro Paese non è mai riuscita a dimenticare. È ricordato come il “mostro dei treni” e il “serial killer delle prostitute”, autore di 17 omicidi compiuti tra l’ottobre 1997 e l’aprile 1998 tra Liguria e basso Piemonte. La sua storia colpì il Paese non solo per il numero delle vittime, ma anche per la varietà dei delitti e per il clima di paura che si diffuse in pochi mesi.

Dalla vendetta ai delitti che seminarono il panico

Secondo le ricostruzioni emerse negli anni, la sua scia omicida cominciò in ambienti legati al gioco d’azzardo. La prima vittima fu Giorgio Centanaro, soffocato in casa a Genova il 16 ottobre 1997; poi arrivarono altri delitti sempre più ravvicinati, tra cui quello di Maurizio Parenti e della moglie Carla Scotto, uccisi nella loro abitazione, oltre agli omicidi di orefici, cambiavalute e guardie giurate. In poco tempo la violenza smise di seguire una logica unica e diventò sempre più ampia e imprevedibile.

stazione del treno frecciarossa
stazione del treno frecciarossa

Nei mesi successivi Bilancia prese di mira anche diverse prostitute, colpite con la stessa pistola in auto o in luoghi isolati. Poi arrivò la svolta che rese il caso nazionale: gli omicidi sui treni. Il 12 aprile 1998 l’infermiera Elisabetta Zoppetti venne uccisa nel bagno di un convoglio, e il 18 aprile la stessa sorte toccò alla babysitter Maria Angela Rubino. Due delitti compiuti in spazi chiusi, contro donne scelte senza un rapporto personale, che fecero esplodere l’allarme e fissarono per sempre il soprannome di “mostro dei treni”.

L’arresto, la confessione e la condanna

L’arresto arrivò il 6 maggio 1998 all’uscita dell’ospedale San Martino di Genova. A portare gli investigatori fino a lui furono diversi elementi, tra cui l’auto usata per alcuni spostamenti, le multe accumulate ai caselli e le tracce biologiche confrontate dagli inquirenti. Dopo pochi giorni Bilancia confessò tutti i delitti e si attribuì anche l’omicidio di Centanaro, che inizialmente era stato archiviato come morte naturale.

Nel 2000 arrivò la sentenza di primo grado: 13 ergastoli per i 17 omicidi e 16 anni di reclusione per il tentato omicidio di una donna sopravvissuta a Novi Ligure. Bilancia ha trascorso il resto della sua vita in carcere ed è morto il 17 dicembre 2020 nel penitenziario Due Palazzi di Padova, dopo essere stato contagiato dal Covid-19. È anche per questo che il suo nome continua a tornare quando si parla dei casi più cupi della cronaca italiana: per la ferocia dei delitti, per la rapidità con cui colpì e per il segno lasciato in un’intera stagione di paura.

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ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2026 12:40

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