Attilio Cubeddu è tra i latitanti di massima pericolosità ricercato dal 1997: deve scontare 30 anni di carcere in via definitiva.
Ci sono nomi che riemergono ciclicamente nelle cronache perché il tempo non è bastato a cancellarli. Quello di Attilio Cubeddu è uno di questi. Nato ad Arzana il 2 marzo 1947, è ancora inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell’Interno. Nella scheda del Viminale risulta ricercato dal 1997, mentre le ricerche in campo internazionale sono state diramate dal 18 marzo 1998.
Per capire perché il suo nome sia rimasto così centrale bisogna tornare agli anni dei sequestri di persona. Cubeddu viene indicato come esponente dell’Anonima sarda ed è stato coinvolto in diversi rapimenti a scopo di estorsione. Quando sparì, dopo un permesso premio, stava scontando a Badu ’e Carros una condanna definitiva a 30 anni di reclusione per il sequestro di Cristina Peruzzi, rapita nel Senese nell’ottobre 1981.
Dall’arresto alla fuga dal carcere: come è iniziata la lunga latitanza
Prima della fuga, la sua storia criminale era già pesante. Le ricostruzioni disponibili lo collegano, oltre al sequestro Peruzzi, anche ai rapimenti di Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer in Emilia-Romagna nei primi anni Ottanta. Dopo la latitanza iniziale, venne arrestato a Riccione nell’aprile 1984 e condannato a 30 anni. In carcere, però, ebbe un comportamento da detenuto modello e riuscì a ottenere diversi permessi premio.

Il punto di svolta arrivò nel gennaio 1997. Cubeddu uscì dal carcere con un permesso, ma non rientrò più nella casa circondariale nuorese. Da quel momento iniziò la sua lunga irreperibilità, che dura ancora oggi. Ed è proprio da questa fuga che nasce la sua presenza stabile nelle liste dei ricercati più pericolosi d’Italia.
Il sequestro Soffiantini e la condanna rimasta definitiva
Durante la latitanza, il suo nome è stato legato anche al sequestro dell’imprenditore Giuseppe Soffiantini, rapito il 17 giugno 1997 nella sua villa di Manerbio, nel Bresciano, e liberato dopo 237 giorni di prigionia. In quella vicenda Cubeddu è stato indicato come uno dei custodi dell’ostaggio ed è stato poi condannato a 30 anni per il sequestro.
Per lo stesso contesto giudiziario, in passato gli era stato attribuito anche l’omicidio dell’ispettore dei Nocs Samuele Donatoni, ucciso durante un conflitto a fuoco nell’ottobre 1997. Su questo punto, però, la revisione del processo ha cambiato tutto: nel 2017 l’ergastolo è stato cancellato e Cubeddu è stato assolto per non aver commesso il fatto.
È rimasta invece definitiva la condanna a 30 anni per il sequestro Soffiantini. Ed è anche per questo che il suo nome continua ancora oggi a riapparire nelle cronache: perché, a quasi trent’anni dalla fuga, Attilio Cubeddu resta uno dei fantasmi più longevi e irrisolti della criminalità italiana.