La guerra in Iran e lo spettro del lockdown energetico. Cosa potrebbe accadere in Italia e nel resto d’Europa prossimamente.
Il Ministro Guido Crosetto ha apertamente fatto cenno al “rischio follia” legato alla guerra in Iran e a tutto il Medio Oriente. E tra le conseguenze dell’escalation del conflitto c’è sicuramente quella legata al cosiddetto lockdown energetico a cui l’Italia, ma in generale anche tutta Europa, sembra stia pensando con sempre maggiore insistenza.

Lockdown energetico: cosa è e cosa succede
Come ben sappiamo, il termine lockdown è un’espressione che richiama all’anno 2020 quando il lockdown pandemico per l’epidemia di Covid ha, di fatto, rinchiuso dentro casa l’Italia intera. In questo caso, però, l’ipotesi fa riferimento ad una “chiusura” a livello energeitoc, ovvero una situazione che potrebbe andare a limitare le persone sotto l’aspetto di attività, consumi e, chiaramente, servizi energetici come carburante e gas.
Con lo scoppio della guerra in Iran, infatti, potrebbero emergere, sempre con maggiore rilievo, delle necessità di “razionamento”. In questa ottica, il commissario europeo all’energia, Dan Jørgensen, aveva già esortato gli Stati membri a “prepararsi tempestivamente” a uno scenario più critico. Di fatto potrebbe quindi avvenire un stop o un rallentamento di alcune industrie che potrebbero, tra le altre cose, portare a limitazioni su riscaldamento, illuminazione e/o mobilità.
La posizione dell’Italia: parla Crosetto
Sebbene non sia ancora state deciso nulla, è possibile che uno scenario di lockdown energetico possa già verificarsi a maggio in Italia. Senza una riapertura rapida dello Stretto di Hormuz il rischio è concreto e lo si è capito anche dalle parole rilasciate al Corriere della Sera dl Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha spiegato: “Tutto può fermarsi nel giro di un mese? È ciò che si teme. Non tutto ma molto”.
“I margini di manovra sono inevitabilmente limitati, soprattutto se non si agisce tutti insieme”, ha ammesso il Ministro. “Questa è l’occasione per dimostrare di essere in linea con i tempi senza limitarsi ad applicare la burocrazia. L’Europa deve capirlo. Ho appena parlato con il mio collega giapponese e con il ministro del Kuwait. La linea deve essere chiara: per sopravvivere non bisogna essere bloccati sulle regole burocratiche fissate in tempi di crescita”.