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Meloni: risposta sulla foto di Report col pentito del clan Senese
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Meloni risponde sul caso clan Senese: “Mio impegno contro ogni mafia cristallino”

Giorgia Meloni sul palco di Atreju 2025

In merito alla pubblicazione di una foto con la Meloni in compagnia di un pentito del clan Senese, è arrivata la replica della Premier.

Dopo essersi espressa sulla guerra in Iran, la Meloni si è pronunciata in merito ad una questione che l’ha vista di recente immersa in una polemica. Infatti, la Premier è stata l’oggetto di un’inchiesta di Report a causa di una foto che la ritrae in compagnia di un pentito del clan Senese.

La risposta della Premier in merito a quanto appena descritto, non si è fatta attendere. Ecco le parole della leader del governo italiano.

Giorgia Meloni

La replica della Meloni

Ecco il post social pubblicato dalla Premier: “Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi“.


E ancora: “Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata”. Poi, l’approfondimento riguardante questa vicenda così delicata.

In merito al rapporto con suo padre, ha dichiarato: “Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze“.

Il proseguimento del post

La Meloni ha rimarcato ulteriormente il suo impegno contro la mafia: “Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze. Ma a questi “professionisti dell’informazione” non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica“.

Poi, la conclusione: “Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede“.

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ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2026 12:50

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