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Ted Bundy, chi era il serial killer tra fughe e omicidi
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Ted Bundy: chi era il serial killer americano tra i più ricercati della storia

Crimine

Ted Bundy è stato uno dei serial killer più noti degli Stati Uniti: confessò 30 omicidi, evase due volte in Colorado e fu giustiziato nel 1989.

Certi nomi non scivolano mai nell’oblio, diventando sinonimi stessi del crimine internazionale anche dopo molti anni. Quello di Ted Bundy continua a essere un capitolo aperto e imprescindibile della cronaca nera. Nato nel 1946 a Burlington, nel Vermont, Bundy è ricordato come uno dei serial killer più noti del Novecento americano.

Per anni riuscì a presentarsi come un uomo colto, brillante e perfino rassicurante, ma dietro quell’immagine si nascondeva una lunga scia di violenza che attraversò più Stati americani tra il 1974 e il 1978. Secondo quanto emerso negli anni, confessò 30 omicidi, anche se il numero reale delle vittime potrebbe essere stato più alto.

I delitti di Ted Bundy, il modus operandi e la scia di sangue tra più Stati

Le sue vittime furono soprattutto giovani donne. Nelle ricostruzioni più note, Bundy le avvicinava fingendosi ferito o in difficoltà, talvolta con un braccio al collo o con le stampelle, per convincerle ad aiutarlo. Fu così che riuscì a colpire in diversi Stati, tra cui Washington, Utah, Colorado e Florida. Il quadro emerso negli anni è quello di aggressioni ripetute, spesso segnate da estrema violenza, che fecero crescere attorno al suo nome un’aura sempre più cupa.

Polizia scena del crimine
Polizia scena del crimine – newsmondo.it

Il passaggio più sconvolgente della sua storia arrivò mentre era in fuga. Dopo un primo arresto nel 1975, Bundy riuscì infatti a evadere due volte in Colorado nel 1977: una volta saltando da una finestra durante un’udienza preliminare, la seconda fuggendo dal carcere attraverso un’apertura nel soffitto della cella e passando dall’ufficio del secondino.

Durante questa latitanza continuò a uccidere. Nel gennaio 1978 entrò in una casa universitaria della Florida State University, dove assassinò due studentesse e ferì gravemente un’altra giovane. Poco dopo venne attribuito a lui anche l’omicidio di una ragazza di 12 anni in Florida, uno dei delitti che avrebbero poi pesato in modo decisivo nella condanna finale.

L’arresto in Florida, la condanna e la morte sulla sedia elettrica

La sua corsa finì il 15 febbraio 1978 a Pensacola, quando un agente notò un Volkswagen Beetle rubato, lo fermò per eccesso di velocità e scoprì che al volante c’era proprio Bundy. Pochi giorni prima era stato inserito anche nella Top Ten Fugitives list dell’FBI, segno di quanto fosse ormai considerato pericoloso a livello nazionale.

Negli anni successivi arrivarono i processi e le condanne. Bundy fu riconosciuto colpevole in Florida di tre omicidi: quelli di due studentesse e quello della 12enne. Nel 1989 venne giustiziato sulla sedia elettrica nel carcere di Starke, in Florida. Ed è proprio questo che rende ancora oggi il suo nome così centrale nelle cronache: non solo il numero delle vittime o le fughe spettacolari, ma il contrasto inquietante tra l’immagine pubblica di uomo controllato e la ferocia dei delitti che gli sono stati attribuiti.

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ultimo aggiornamento: 9 Aprile 2026 14:43

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