Laura Bigoni fu uccisa a 23 anni nella casa di vacanza di famiglia a Clusone, nell’agosto 1993. Il suo resta ancora oggi uno dei cold case più dolorosi della cronaca italiana.
Il tempo non basta a mettere la parola fine a certe storie, specialmente quando l’ombra del dubbio continua a oscurare la verità. È il caso di Laura Bigoni, un mistero che ancora oggi attende una risposta.
Aveva 23 anni, viveva a Milano con la famiglia e lavorava come addetta alle pulizie per il Comune, coltivando il sogno di aprire un giorno una sua attività nel mondo dell’estetica. Nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 1993 venne uccisa nella casa di vacanza dei genitori a Clusone, in provincia di Bergamo. Da allora il suo nome è rimasto legato a uno dei misteri più dolorosi della cronaca lombarda.
La notte dell’omicidio e i dettagli del delitto di Laura Bigoni
Laura si trovava da sola nell’appartamento di via Mazzini, dove era rimasta dopo il rientro dei genitori a Milano. La mattina del 1° agosto avrebbe dovuto raggiungere alcuni parenti per una gita in montagna, ma a quell’appuntamento non arrivò mai. Furono proprio i familiari a trovarla senza vita sul letto.
L’omicidio apparve subito brutale: la ragazza era stata colpita con nove coltellate, inferte tra gola e petto. Nella stanza c’era anche un altro dettaglio inquietante: il materasso era stato incendiato, o comunque c’era stato un tentativo di appiccare il fuoco, un gesto che fece pensare alla volontà di cancellare tracce o alterare la scena del delitto.

Fin dall’inizio le indagini si concentrarono sulla sua vita sentimentale. All’epoca Laura aveva una relazione tormentata con Jimmy Bevilacqua, nome che finì presto al centro dell’inchiesta. In primo grado l’uomo venne condannato a 24 anni, ma la sentenza fu poi ribaltata in appello e l’assoluzione venne confermata anche in Cassazione. Così il caso, dopo aver avuto un imputato, tornò di fatto al punto di partenza: senza un colpevole definitivo e senza una verità giudiziaria capace di spiegare chi fosse entrato in quella casa e perché Laura fosse stata uccisa con tanta violenza.
La pista riemersa dopo trent’anni e il mistero che resiste
Il delitto è tornato a far parlare di sé molti anni dopo, quando è emersa una nuova testimonianza che ha riportato attenzione su una possibile pista milanese. Una donna che lavorava nello stesso ambiente di Laura ha raccontato di aver subito tentativi di violenza da parte di un uomo che, secondo il suo racconto, aveva con sé un accendino e una bomboletta spray.
Quel particolare ha colpito perché richiamava proprio il tentativo di incendio del materasso nella stanza della vittima. La stessa testimone ha parlato anche di un taxi giallo legato a quell’uomo, mezzo che più persone dissero di aver visto nei pressi della casa di Laura la notte dell’omicidio. Su questa base la Procura di Bergamo ha riaperto il fascicolo già nel 2021.
Nonostante questo nuovo filone, però, una svolta definitiva non è arrivata. Ed è proprio qui che il caso di Laura Bigoni continua a colpire ancora oggi: una ragazza di 23 anni uccisa nel suo letto, un delitto feroce, un processo finito con un’assoluzione e una pista successiva che non ha ancora portato a un nome certo. Dopo oltre trent’anni, resta soprattutto il peso di una storia che non ha mai trovato una chiusura vera.