Leonardo Cazzaniga è l’ex viceprimario del pronto soccorso di Saronno finito al centro del caso delle morti in corsia, tra il cosiddetto protocollo in reparto e le condanne all’ergastolo.
Ci sono vicende che colpiscono ancora di più perché nascono in un luogo che dovrebbe curare. Quella di Leonardo Cazzaniga è una di queste. Ex viceprimario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno, il suo nome è rimasto legato a uno dei casi più pesanti della cronaca sanitaria italiana: quello delle morti in corsia tra il 2011 e il 2014, con pazienti molto anziani o già gravemente malati deceduti dopo la somministrazione di cocktail di farmaci ritenuti incompatibili con un uso terapeutico ordinario.
L’inchiesta esplose pubblicamente nel 2016, quando per gli investigatori emerse che in reparto sarebbe stato conosciuto persino un nome informale, il “protocollo Cazzaniga”. La difesa del medico ha sempre sostenuto che si trattasse di interventi per lenire sofferenze estreme in pazienti con aspettativa di vita molto bassa. La magistratura, però, ha letto in modo opposto quella sequenza di somministrazioni e negli anni ha costruito un quadro accusatorio poi sfociato in più condanne all’ergastolo.

Leonardo Cazzaniga: il caso delle morti in corsia e i dettagli che hanno sconvolto Saronno
Secondo l’accusa accolta in larga parte dai giudici, i decessi sarebbero stati provocati o accelerati da sovradosaggi rapidi e ravvicinati di anestetici, sedativi, oppioidi e benzodiazepine. In sostanza, non una terapia palliativa eseguita secondo criteri clinici, ma una procedura ripetuta che avrebbe portato alla morte di diversi pazienti nel giro di poco tempo. È proprio questo il punto che ha reso il caso così sconvolgente: l’idea che in pronto soccorso, davanti a persone fragili e spesso incapaci di difendersi, la morte potesse arrivare non come esito naturale della malattia ma come effetto di un intervento deliberato.
Nelle carte e nei racconti processuali la vicenda si è intrecciata anche con quella di Laura Taroni, infermiera e allora compagna del medico, già condannata per omicidi in ambito familiare. Il nome di Cazzaniga è comparso anche in quel filone, che ha contribuito ad allargare l’ombra del caso ben oltre l’ospedale. Ma il cuore della storia resta soprattutto nelle morti sospette avvenute in corsia, quelle che hanno trasformato il reparto di Saronno in uno dei luoghi più discussi della cronaca giudiziaria italiana degli ultimi anni.
Le sentenze, l’ergastolo e gli ultimi sviluppi giudiziari
Il primo passaggio decisivo arrivò nel gennaio 2020, quando la Corte d’Assise di Busto Arsizio condannò Cazzaniga all’ergastolo per 12 omicidi, assolvendolo per altri capi. Nel 2021 la Corte d’Assise d’Appello di Milano confermò la pena, ma ridusse in parte il quadro delle responsabilità, assolvendo l’ex medico per tre casi. Poi, nel settembre 2022, la Cassazione ha confermato l’ergastolo, disponendo un nuovo passaggio solo per una delle contestazioni residue.
La vicenda non si è fermata lì. Nel 2023 Cazzaniga è stato riconosciuto responsabile anche della morte di Domenico Brasca, e nel 2024 è arrivata un’ulteriore condanna definitiva all’ergastolo per quel caso. È anche per questo che il suo nome continua a tornare nelle cronache: perché la storia del medico di Saronno non è soltanto quella di un processo molto mediatico, ma quella di un reparto ospedaliero diventato simbolo di una fiducia spezzata e di una serie di morti che la giustizia ha ritenuto tutt’altro che naturali.