Salvatore Corigliano fu ucciso il 4 gennaio 1999 nella sua edicola di piazza Esquilino, a Milano. Dopo più di venticinque anni, il suo resta ancora uno dei cold case più dolorosi della cronaca milanese.
Oltre la ferocia, c’è il silenzio di chi non c’è più. L’uccisione di Salvatore Corigliano resta impressa proprio per questo: per la voragine lasciata nella vita di chi resta. Aveva 27 anni, studiava ingegneria, aiutava in parrocchia e lavorava nell’edicola di famiglia in piazza Esquilino, a Milano.
La mattina del 4 gennaio 1999, mentre stava aprendo il chiosco in un quartiere segnato da spaccio e prostituzione, qualcuno lo raggiunse e gli sparò a bruciapelo. Da allora il suo nome è rimasto legato al cosiddetto delitto dell’edicola, uno dei casi irrisolti più noti della cronaca milanese.
La mattina dell’omicidio di Salvatore Corigliano e i dettagli del delitto
Alle 6.30 del mattino Salvatore era già al lavoro e stava parlando al telefono con una donna. Secondo il racconto fatto da lei agli investigatori, durante quella chiamata il ragazzo avrebbe interrotto per un attimo la conversazione, come per rispondere a qualcuno davanti al chiosco, poi si sarebbero sentiti soltanto dei “no” urlati e infine il silenzio. Pochi minuti dopo un cliente abituale si affacciò alll’interno dell’edicola e lo trovò a terra, in una pozza di sangue, con il volto sui giornali.

L’agguato fu rapidissimo e violentissimo. Salvatore venne colpito da tre proiettili sparati da una Smith & Wesson calibro .357 Magnum: uno lo raggiunse alla testa, uno al torace e uno al braccio destro che aveva alzato per difendersi.
Non morì sul colpo. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Carlo, lottò per due giorni prima di morire il 6 gennaio 1999. Il denaro in cassa non fu portato via, dettaglio che spinse fin dall’inizio a escludere la rapina e a pensare a un’esecuzione mirata. Dopo la morte, la famiglia autorizzò l’espianto degli organi.
Le piste, le archiviazioni e il cold case che continua a tornare
Le indagini si mossero in più direzioni. Per un periodo prese corpo la pista passionale, legata a una donna che sentiva spesso Salvatore e al compagno di lei, ma quel filone si chiuse senza arrivare a una condanna. Nel tempo emersero anche altre ipotesi: il contesto di piazza Esquilino, i rapporti con il mondo della prostituzione in zona e il sospetto che il ragazzo potesse essersi trovato in mezzo a dinamiche più pesanti di lui. In quei giorni arrivò perfino una telefonata anonima al 113 con il nome di un possibile responsabile, ma anche quella pista non portò a una svolta definitiva.
Il caso è stato archiviato più volte, ma non è mai davvero uscito dalla memoria della città. Tra il 2023 e il 2025 nuovi elementi raccolti dai familiari e dai loro consulenti hanno riportato il fascicolo all’attenzione della Procura, con l’ascolto di vecchi testimoni e l’esame di piste rimaste in ombra.
Per ora, però, il punto non cambia: Salvatore Corigliano è stato ucciso senza che sia mai arrivato un colpevole certo. Ed è proprio questo che rende il delitto dell’edicola ancora così difficile da dimenticare: un ragazzo descritto da tutti come pulito e tranquillo, freddato all’alba nel suo posto di lavoro, e una verità che dopo più di venticinque anni resta ancora fuori portata.