Franco Fuschi è stato condannato per undici omicidi commessi tra Torino e dintorni. Le sue confessioni, però, hanno aperto anche una lunga scia di misteri mai chiariti del tutto.
Il sipario giudiziario può anche calare, ma per certi personaggi il buio non è mai totale. Franco Fuschi incarna perfettamente quel tipo di figura attorno alla quale persistono zone d’ombra capaci di resistere al tempo e alle sentenze.
Ex incursore della Marina, poi agricoltore e piccolo elettricista in Val di Susa, è diventato uno dei nomi più inquietanti della cronaca piemontese dopo le confessioni rese a metà anni Novanta. I giudici lo hanno ritenuto responsabile di undici omicidi commessi tra il 1977 e il 1994 tra Torino e provincia, con una condanna poi confermata all’ergastolo.
La sua vicenda, però, non si è fermata a quei delitti. Fuschi arrivò infatti a raccontare di avere ucciso molte più persone e di aver avuto perfino legami con ambienti dei servizi segreti e con alcune delle pagine più oscure della storia italiana.
Su questo punto, però, la magistratura non gli credette: quelle parti delle sue dichiarazioni furono considerate inattendibili o addirittura calunniose. Ed è proprio questo doppio livello, tra delitti accertati e racconti mai davvero verificati, che ha trasformato il suo nome in uno dei più controversi della cronaca nera torinese.
Gli omicidi accertati e il modo in cui Franco Fuschi colpiva
Secondo le sentenze, Fuschi uccise undici persone in un arco di quasi vent’anni. Le vittime furono colpite in contesti molto diversi, ma con un tratto comune: spesso si trattava di persone incontrate durante furti, sopralluoghi o situazioni improvvise in cui lui decideva di eliminare chi poteva rappresentare un ostacolo o un testimone. In alcuni casi usò la pistola, in altri un coltello, mostrando una violenza fredda e spesso casuale.

Tra i delitti più noti c’è quello di Antonio Ferrero Giacominetto, contadino ucciso nel 1979 con un colpo di pistola al petto nelle campagne di Volpiano: all’epoca la morte fu scambiata per un malore e solo molti anni dopo, grazie alla confessione di Fuschi e alla riesumazione del corpo, venne accertato che si trattava di un omicidio.
Un altro caso rimasto impresso è quello di Ivo Asteggiano, insegnante di 32 anni ucciso a coltellate davanti a casa nel 1985. Anche qui il delitto rimase a lungo senza una spiegazione chiara, finché non arrivò l’autoaccusa di Fuschi. Nei suoi racconti, l’uomo descriveva alcuni omicidi come “commissionati”, ma i giudici non ritennero credibile questa parte delle confessioni e attribuirono quei delitti a una dinamica molto più concreta e brutale: quella di un uomo armato, abituato a rubare e pronto a uccidere per non essere riconosciuto o semplicemente per reazione. L’ultima vittima accertata fu Nicola Lo Prete, ucciso nel 1994 con un colpo alla nuca.
Le confessioni, il processo e la morte in carcere
L’arresto di Fuschi arrivò nel 1995 nell’ambito della vicenda dell’armeria Brown Bess. Fu durante gli interrogatori che iniziò a parlare sempre di più, fino a confessare una lunga serie di omicidi irrisolti del Torinese. Le sue dichiarazioni ebbero un effetto enorme, perché permisero di riaprire vecchi fascicoli e di dare un nome a diversi delitti rimasti senza colpevole.
Nel 1999 arrivò la condanna a due ergastoli per undici omicidi, oltre a pene ulteriori per calunnia e autocalunnia in relazione alle accuse non credute sui servizi segreti, sulle stragi e su altri presunti delitti mai riscontrati. La sentenza fu poi confermata in appello nel 2000.
Il caso Fuschi non perse mai davvero la sua aura oscura. Nel 1996, durante una pausa in Procura, tentò il suicidio sparandosi un colpo alla testa, ma sopravvisse in modo quasi incredibile. Morì poi nella notte tra il 24 e il 25 aprile 2009 nel carcere San Michele di Alessandria.
Anche su quella morte rimasero dubbi e ipotesi diverse, tra malore e suicidio, senza una chiusura netta. Ed è anche per questo che il nome di Franco Fuschi continua ancora oggi a tornare nelle cronache: perché dietro la condanna per undici omicidi resta l’immagine di un uomo che ha confessato molto più di quanto la giustizia abbia davvero potuto provare.