Nel 730/2026 ospitare un parente non dà da solo diritto a uno sconto fiscale. Ecco quando scattano davvero detrazioni e rimborsi IRPEF.
Con l’avvio della stagione della dichiarazione dei redditi 2026, torna anche una delle domande più frequenti tra le famiglie: se si ospita o si mantiene un parente in casa, si può ottenere un vantaggio fiscale? La risposta corretta è sì, ma non in automatico. Il punto decisivo è che l’ospitalità da sola non basta: per recuperare davvero soldi nel 730/2026 servono requisiti precisi sul familiare, sul suo reddito e soprattutto sulle spese effettivamente sostenute dal contribuente. Il modello 730 resta comunque lo strumento più immediato per chi ha un sostituto d’imposta, perché l’eventuale rimborso arriva direttamente in busta paga o nella rata di pensione.

Quando il parente può dare diritto alle agevolazioni
La prima verifica riguarda il concetto di familiare fiscalmente a carico. In linea generale, il limite di reddito resta fissato a 2.840,51 euro annui al lordo degli oneri deducibili, mentre per i figli fino a 24 anni la soglia sale a 4.000 euro. Ma nel 730/2026 bisogna fare attenzione a una novità importante già in vigore dal 2025: per le detrazioni da carichi di famiglia, oltre al coniuge non separato e ai figli, gli “altri familiari” rilevano ormai in modo molto più ristretto, perché la detrazione resta solo per gli ascendenti conviventi, quindi in sostanza genitori e nonni che vivono con il contribuente.
Sui figli, inoltre, il quadro è più articolato di quanto sembri. Dopo le modifiche recenti, la detrazione per figli a carico opera dal compimento dei 21 anni fino al mese precedente i 30 anni, salvo il caso di disabilità accertata, che mantiene il beneficio anche oltre quel limite. Questo però non significa che, superati i 30 anni, un figlio con redditi bassi diventi irrilevante in assoluto: l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che possono comunque restare detraibili alcune spese sostenute per lui se rientra nei limiti reddituali previsti.
Quali spese puoi davvero portare in detrazione
Il vero risparmio fiscale nasce quindi non dall’aver dato un letto o una stanza a un parente, ma dall’aver sostenuto spese detraibili o deducibili nel suo interesse. Tra le più note ci sono le spese sanitarie sostenute per sé e per i familiari a carico: la detrazione è del 19% sulla parte che supera la franchigia di 129,11 euro. In pratica, è qui che si possono recuperare anche centinaia di euro, ma solo se le spese sono documentate e rientrano nelle regole del TUIR e delle istruzioni del 730.
C’è poi un’altra voce spesso poco conosciuta: le spese per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza. In questo caso la detrazione resta pari al 19% su un importo massimo di 2.100 euro, ma spetta solo se il reddito complessivo del contribuente non supera 40.000 euro. Ancora più favorevole è il trattamento previsto per alcune spese mediche generiche e di assistenza specifica sostenute per persone con disabilità, perché in questi casi può scattare addirittura la deduzione dal reddito complessivo, e l’Agenzia delle Entrate precisa che il beneficio vale anche quando il familiare con disabilità non è fiscalmente a carico.