Il giornalista Vittorio Feltri ha motivato alcune critiche verso Papa Leone XIV dopo il caso della polemica con Donald Trump.
L’attacco di Donald Trump a Papa Leone XIV non è piaciuto a quasi tutto il mondo che ha preso una salda posizione in sostegno del Pontefice. Eppure, col suo solito fare, Vittorio Feltri ha voluto rimarcare alcune cose che lo vedrebbero quasi schierarsi “contro” Prevost. Una posizione che il giornalista ha ulteriormente spiegato su Il Giornale rispondendo ad un lettore che aveva ritenuto eccessive le sue parole.

Vittorio Feltri e il caso Trump-Papa Leone
Un lettore de Il Giornale ha fatto notare in queste ore a Vittorio Feltri di non aver gradito affatto alcune affermazioni in merito alla querelle intercorsa tra Trump e Papa Leone. In particolare alcuni passaggi del giornalista ritenuti offensivi verso il Pontefice. In questa ottica, Feltri ha voluto fornire delle precisazioni nel suo editoriale dall’emblematico titolo: “La libertà di critica vale anche con il Papa“.
Il giornalista ha sottolineato alcuni aspetti: “[…] Trovo bizzarro che tutti sentano l’esigenza di schierarsi, come se si fosse in guerra, o contro Trump o contro il Papa, o a favore dell’uno oppure dell’altro. Io sono stato l’unico forse a rifiutarmi di aderire a questa logica da stadio. E non ho difeso affatto Donald Trump attaccando il papa. Anzi. Ho affermato in maniera inequivocabile che il suo atteggiamento nei confronti del pontefice è stato sopra le righe, e ho definito il presidente americano, senza giri di parole, ‘insopportabile'”.
Da qui la spiegazione sulla critica mossa al Papa avvenuta “non alla sua funzione, non al suo ruolo, non alla sua persona in quanto tale. Io sono ateo ma non sono mai stato anticlericale, tutt’altro. Mi sono limitato ad esternare disappunto sul registro comunicativo, il tono, il contenuto di certe uscite pubbliche di Leone, che trovo spesso generiche, ripetitive, stucchevoli, poco incisive rispetto alla complessità del tempo che stiamo vivendo, quindi deboli dal punto di vista dialettico. Quando parlo di ‘banalità ‘ o di ‘prediche da parroco‘, non intendo insultare, ma segnalare un limite […]”.
Il Papa può essere “discusso, contestato e giudicato”
Facendo, in parte, mea culpa per alcune parole utilizzate in precedenza verso Prevost, Feltri ha comunque sottolineato: “Ho usato un termine volgare. Non lo nego. E non mi nascondo dietro un dito. È stato un errore grossolano. Sì, ammetto che è stato un eccesso, un termine fuori misura, che ha finito per oscurare il senso del ragionamento che stavo facendo. Questo lo riconosco senza difficoltà . Ma attenzione: un sostantivo sbagliato non rende sbagliato tutto il pensiero. Rivendico il diritto di criticare il Papa. Il Papa non è Dio. È un uomo, un leader religioso, una figura pubblica che interviene nel dibattito mondiale. E come tale può essere discusso, contestato, giudicato. Se venisse negata tale libertà , non saremmo più una democrazia né un ordinamento che si fonda anche sulla laicità […]”.