Una donna è stata uccisa da suo figlio con uno spaventoso numero di 112 coltellate. A questo proposito, ecco l’esito della sentenza.
Dopo il caso di madre e figlia avvelenate in casa propria, la cronaca italiana ha portato alla luce un’altra atroce vicenda di violenza familiare culminata con un omicidio. Infatti, come riporta Sky Tg24, una donna è stata uccisa da suo figlio con uno spaventoso numero di 112 coltellate.
Nonostante il fatto in questione non sia avvenuto di recente, l’esito della sentenza è stato reso noto soltanto negli ultimi giorni. La lunga durata del processo ha infatti permesso di esaminare il caso a dovere, procedendo con un verdetto definitivo.

Donna uccisa dal figlio: la sentenza
A Messina, durante il mese di gennaio dello scorso 2025, un uomo ha ucciso sua madre colpendola a morte con 112 coltellate. Stando alle prime ricostruzioni del periodo, la situazione sarebbe degenerata in seguito ad una lite. Prima di ucciderla, l’uomo ha stordito la vittima con dello spray al peperoncino.
La sentenza si è così chiusa con l’approvazione della richiesta del pm, il quale durante la scorsa udienza aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Infatti, il giovane al momento dell’omicidio è stato giudicato come capace di intendere e di volere.
Quest’ultimo aspetto è stata proprio l’aggravante principale, che ha poi portato al verdetto di cui sopra. Nonostante alcune perizie mostrate in precedenza avessero evidenziato dei punti di vista differenti, la corte d’assise del capoluogo siciliano si è pronunciata condannando l’uomo al carcere a vita.
Le perizie sull’uomo
Durante il lungo processo, sono state esaminati anche altri espetti accaduti precedentemente al brutale omicidio. In più occasioni, la donna poi uccisa dal figlio aveva chiesto l’aiuto dei soccorsi a causa di alcuni comportamenti violenti.
Così, stando alla parte civile così come alla perizia psichiatrica eseguita, il giovane è risultato perfettamente in grado di intendere e di volere. Prima del ritiro dei giudici, l’uomo condannato si era definito per un’ultima volta pentito e addolorato per quanto accaduto.