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Vannacci: cosa festeggia il 25 aprile. La risposta controversa
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Vannacci contro tutti: “25 aprile? Ecco cosa festeggio io”

il generale Roberto Vannacci

Il Generale Roberto Vannacci si è espresso sul 25 aprile dando alcune risposte destinate a far parlare l’ambiente politico e non solo.

Nelle scorse ore Ignazio La Russa ha parlato del 25 aprile e della Festa della Liberazione. Una domanda sull’argomento è stata posta anche a Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, in occasione dell’inaugurazione di una sede del partito a Napoli. La sua risposta, però, è stata decisamente controversa e destinata a far discutere.

Roberto Vannacci accanto al logo di Futuro Nazionale
Roberto Vannacci – newsmondo.it

Vannacci e la risposta sul 25 aprile

Il Generale Roberto Vannacci ha risposto ad una serie di domande della stampa a margine dell’inaugurazione, a Napoli, della nuova sede di Futuro Nazionale, il partito da lui fondato dopo aver lasciato la Lega. Tra le parole dell’uomo spiccano sicuramente quelle legate alla Festa della Liberazione che, a quanto pare, Vannacci non andrà a festeggiare.

“Io non la festeggio e lei?”, ha risposto ad un cronista. E poi precisando il suo pensiero: “Il 25 aprile io festeggio San Marco, quando la Liberazione diventerà una festa unitaria che unisce tutti gli italiani, scenderemo in piazza tutti quanti“. E ancora: “Io mi sento a casa in tutta Italia, quindi non c’è differenza tra Napoli e il resto dell’Italia. Mi sento a casa a Napoli, a Salò, a Palermo, a Milano, a Udine, a Trieste, la più italiana delle città italiane”.

La remigrazione secondo il Generale

Tra gli altri argomenti affrontati da Vannacci, anche uno cardine del suo partito: la remigrazione. “Non so chi ne abbia paura, io sicuramente no, ne parlo da tempo. La remigrazione vuol dire, al di là della narrativa e della retorica che qualcuno ha voluto costruire attorno a questo termine, ritornare nel paese d’origine. È un processo che è sempre stato in atto, è sotto osservazione da decenni, può essere volontaria, come accadde ai nostri genitori e nonni che sono partiti e poi sono tornati volontariamente dopo aver fatto fortuna. Può essere facilitata e ci sono dei programmi di ritorno per questo […]”.

Il Generale ha quindi aggiunto che la remigrazione “può essere coatta per quelle persone che o sono entrate illegalmente e quindi non hanno alcun titolo per rimanere qua, oppure offendono la nostra società, la nostra cultura, e quindi hanno ancora meno titolo. Oppure commettono dei reati, sono quelle culture che non sono compatibili con la nostra […]”.

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ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2026 9:13

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